Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

25 giugno 2012

OGGI PARLIAMO DI … GLI ANTENATI

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Di BERTOLINI Boris

 

 

Cari lettori e affezionate lettrici, mi sembra già di sentirvi: “Ma come, un’altra volta?” “Ancora?” “No, dai, basta, ne abbiamo già parlato” “Non si poteva scrivere di altro?”

Calma, calma: è vero, ve lo concedo, de “Gli antenati” (o “The Flintstones” se preferite il titolo originale) abbiamo già discusso l’ultima volta che ci siamo incontrati su queste pagine web; tuttavia, a volte, vale la pena rimanere su un argomento per più di un incontro.

E poi forse non si dice che… “l’assassino torna sempre sul luogo del delitto?”

 

Detto ciò, veniamo all’oggetto del nostro nuovo appuntamento.

Correva l’anno 1960 quando gli studi della Hanna-Barbera Productions licenziano la prima serie da 28 episodi, andata in onda sulle frequenze della ABC.

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Dalla sigla di apertura

La serie debutta ufficialmente il 30 settembre 1960, un venerdì, alle 20.30 con un episodio, "The Flintstone Flyer" che, in realtà, era la seconda puntata pilota realizzata da Hanna e Barbera.

A questa ne faranno seguito altre 5 oscillanti tra le 25 e le 33 puntate; la serie dunque andò in onda complessivamente tra il 1960 e il 1966, quando ne venne sospesa la realizzazione.

Ma, visto il grande successo ottenuto pressoché immediatamente, già in quell’anno venne realizzato un film d’animazione della durata di 87 minuti intitolato “Un uomo chiamato Flintstones”, seguito nel corso degli anni da altri film, d’animazione o con attori in carne e ossa, e nuovi episodi, per non parlare delle volte in cui le serie originali sono state ritrasmesse [1].

Da notare come peraltro la rivista “Variety” fosse uscita, all’indomani del debutto della serie, con un articolo-stroncatura dall’eloquente titolo “A Pen and Ink Disaster[2].

Tornando comunque a quella che era stata la serie originale, essa viene dopo buoni successi di audience quali “The Huckleberry Hound Show” o “The Quick Draw McGraw Show”, meglio noti nel nostro Paese come Braccobaldo ed Ernesto Sparalesto, rispettivamente.

Tuttavia, questi non avevano completamente soddisfatto i due autori, per un motivo molto semplice: essi erano fin troppo identificabili come produzioni esclusivamente per un pubblico di soli bambini, e rischiavano di marchiare in maniera irreversibile tutta la produzione di Hanna e Barbera, finendo per diventare una specie di camicia di forza.

Paradossalmente, quindi, il fatto di essere autori “sicuri” dal punto di vista dei genitori che potevano lasciare tranquillamente da soli i propri figli davanti alla TV, rischiava di diventare il loro maggiore limite.

I due, allora, memori del fatto che il loro primo grande vero successo professionale, “Tom & Jerry”, era stato tale proprio perché era risultato di gradimento non solo ai ragazzi ma anche, e soprattutto, agli adulti, si ingegnarono per trovare un qualcosa che potesse ottenere il medesimo risultato, presso il più ampio pubblico possibile [3].

Eccoli quindi individuare, come fonte di ispirazione, il genere della sit-com (situation comedy), e in particolare una, realizzata nella metà del decennio precedente, dal titolo “The Honeymooners[4].

Per coloro che non sono così addentro ai meccanismi dei format televisivi, conviene spiegare che la “situation comedy” è, classicamente, un genere in cui, in un paio di ambienti chiusi al massimo, si svolgono le vicende, per lo più legate a problematiche quotidiane minimali, dei protagonisti.

Ancora, questi sono il più delle volte una o due coppie di coniugi, che si affrontano e interagiscono secondo dei canoni abbastanza standardizzati e di sicura presa sul pubblico.

La scelta di ispirarsi a una sit-com è ovviamente comprensibile: questo era di gran lunga il genere televisivo “leggero” preferito e quindi più seguito dal pubblico adulto statunitense, quando rimaneva a casa a guardare la televisione.

A dire il vero, sembrerebbero esistere dichiarazioni discordanti rilasciate in vari momenti da Hanna e Barbera sul fatto che effettivamente “The Honeymooners fosse servita da punto di partenza per la realizzazione della serie di cui ci stiamo occupando[5]; tuttavia, i caratteri dei personaggi di questa sit-com, e financo il loro aspetto fisico, sembrano essere fin troppo assimilabili a quella dei principali personaggi della serie animata.

Infine, va considerato che Jackie Gleason, autore nonché interprete principale di “The Honeymooners” avrebbe avuto l’intenzione di citare in giudizio Hanna & Barbera accusandoli di aver copiato la sua opera [6].

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The Honeymooners”: il cast

È curiosa la spiegazione che viene data del fatto che poi non sia stato dato seguito all’azione legale: secondo gli avvocati di Gleason, questi avrebbe anche potuto avere la meglio, dal punto di vista della legge, ottenendo la cancellazione dei cartoni animati, ma allo stesso tempo si sarebbe attirato contro gli strali di tutto un paese ormai innamorato perso dei Flintstones [7].

Una volta trovata l’intelaiatura generale su cui costruire tutto il racconto, il passo successivo, non meno agevole, fu quello di individuare il periodo storico in cui ambientare personaggi e vicende.

Scartata per le ragioni che vedremo più avanti la contemporaneità, Hanna e Barbera passarono in rassegna diversi momenti storici (l’Antica Roma, successivamente utilizzata in una mini-serie del 1972 intitolata “The Roman Holidays”; l’epoca dei padri pellegrini) e varie ambientazioni geografiche (le praterie del Middle-West o le zone a ridosso dei monti Appalachi), prima di individuare la giusta collocazione spazio-temporale: la città inventata di Bedrock nell’età della pietra [2].

Ora si può dire che il difficile fosse stato fatto e ci si poteva quindi sbizzarrire a creare i personaggi e le loro vicende.

In questo senso la loro scelta di non ambientare la serie nel mondo contemporaneo era assolutamente funzionale all’impianto narrativo generale.

Utilizzare come scenario un’epoca così remota e, alla fin fine improbabile, quale l’età della pietra, facendovi muovere i personaggi come se fossero effettivamente nell’era moderna, ha permesso loro di sfruttare all’inverosimile tutto il bagaglio di situazioni e soluzioni comiche a loro disposizione. Abbiamo brevemente accennato prima al fatto che di solito nelle sit-com tutto ruota attorno a una o due coppie di coniugi, che sono i veri protagonisti della situazione: ebbene, come in ogni sit-com che si rispetti, anche in “The Flinstones” abbiamo due coppie (marito e moglie), per di più vicine di casa, che fungono da motore per tutte le vicende.

Andiamo dunque a conoscere un po’ più da vicino questi personaggi.

Fred Flintstone, classico esponente della working class americana del tempo, è di carattere burbero, irascibile, incline a cacciarsi nei guai spesso solamente perché troppo orgoglioso, ma tuttavia marito innamorato e padre affettuoso.

A prima vista non sembra essere particolarmente sveglio, tant’è che spesso e volentieri viene surclassato da Arnold, bimbetto addetto alla distribuzione dei giornali, con il quale Fred sembra avere una sorta di conto aperto; tuttavia di tanto in tanto è capace anch’egli di cavarsi di impaccio in maniera brillante.

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La famiglia Flintstone

A complicargli l’esistenza, più di quanto non faccia già egli stesso, ci si mettono il suo perennemente arrabbiato datore di lavoro (Fred fa l’operaio in una cava di pietra), e la suocera, che ha fatto della guerra a Fred la propria ragione di vita.

Anche Fred, come moltissimi tanti altri personaggi creati da Hanna e Barbera, è dotato di un suo proprio “tormentone”: quello “YABBA-DABBA-DOO!” che egli fa prorompere a piena voce quando le cose finalmente si mettono a girare per il verso giusto.

Wilma Flintstone, sua moglie, incarna l’archetipo della moglie ideale: è dolce ma al tempo stesso ben determinata, intelligente, a sua volta innamoratissima del marito, premurosa ma non per questo disponibile a farsi comandare.

Il suo ruolo è, se vogliamo, quello di saggia moglie e casalinga che mette in guardia il marito dalle sue (di lui) stesse idee, senza per questo però abbandonarlo nel momento del bisogno.

Come coppia “di complemento”, vicina in ogni senso ai nostri protagonisti, abbiamo quella composta da Barney e Betty Rubble.

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I coniugi Barney e Betty Rubble

Come Fred è brontolone e si inalbera spesso per delle quisquilie, così Barney ne è il quasi perfetto rovescio: ama le battute ironiche e gli scherzi innocenti, non è quasi mai di cattivo umore ed è praticamente impossibile vederlo arrabbiato.

Non solo, anche nelle situazioni più difficili, questo suo carattere lo aiuta a trovare quelle risorse e soluzioni che si rivelano essere decisive per togliersi dai guai.

Betty, dal canto suo, è la migliore amica di Wilma; le due amano trascorrere il proprio tempo libero assieme, spettegolando oppure facendo shopping.

Inutile sottolineare come tra Wilma e Betty scatti sempre inesorabile quella solidarietà femminile per cui non appena una entra in rotta di collisione con il proprio marito, l’altra si senta in dovere di difenderla “a prescindere”; e poiché di solito, a loro volta i due mariti sono coalizzati fra di loro, quella che ne consegue è la più classica delle schermaglie coniugali sicura fonte di gag e momenti esilaranti.

Molto efficace poi il ruolo che Hanna e Barbera ritagliano addosso alle due signore, in relazione alle avventure (e più spesso ai guai) che vivono i loro mariti: il loro commentare distaccato, spesso sconsolato, tali situazioni mi richiama alla mente quello che era il ruolo del “coro greco”.

Detto dei protagonisti, non si può ora non parlare del mondo in cui questi si muovono e con il quale interagiscono.

Come già accennato, l’azione si svolge in una città immaginaria al tempo dell’età della pietra; una età della pietra però del tutto particolare: in essa infatti possiamo ritrovare tutti i comfort e le strutture tipiche dell’era contemporanea.

Quindi, niente caverne faticosamente e pericolosamente strappate alle fiere e grondanti umidità, bensì comode casette (in pietra, ovviamente), accessoriate di tutto punto con televisione, frigorifero, cucina a gas, ecc., ivi compreso il garage per l’automobile.

E non finisce qui naturalmente: non possono mancare, in città, negozi, strade ben curate, il campetto di baseball e la sala per il bowling.

Il grande colpo di genio di Hanna e Barbera sta poi nel giocare, spingendolo al massimo livello, con l’effetto straniante insito nel vedere individui scalzi e tuttalpiù vestiti con pelli animali (come presumibilmente erano i veri uomini dell’età della pietra), perfettamente a loro agio nel gestire oggetti e macchinari tipici del ventesimo secolo.

Assolutamente geniale è anche il modo in cui questo avviene: l’ovvia impossibilità di trasportare tutta la tecnologia moderna in quell’epoca è stata bypassata dai due autori grazie a soluzioni assolutamente fantasiose (si potrebbe anche dire assurdamente pazzesche, in un certo senso) ma, in quel contesto, perfettamente verosimili: dall’automobile messa in moto a… forza di piedi, al giornale scolpito su lastroni di pietra e via elencando.

In questo gioco entrano a pieno titolo anche gli animali raffigurati nella serie; tolti quei due o tre che sono veri e propri animali di compagnia (in primis Dino, lo Snorkasauro di casa Flintstone, protagonista di una sempreverde gag in cui, assetato di coccole, assalta Fred di ritorno dal lavoro), tutti gli altri sono dei puri fornitori di tecnologia opportunamente riveduta e corretta.

Alcuni esempi? Eccovi accontentati: dai mini-mammouth utilizzati come rubinetti (in cucina, in bagno) o come aspirapolvere, agli uccelli che possono servire come piumini per spolverare o come puntine (con il becco) per grammofoni o, opportunamente fissati ai veicoli, come clacson; dai brontosauri-ascensore agli pterodattili, puntuali aeroplani che collegano Bedrock al resto del mondo.

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Un’aspirapolvere... davvero speciale

Si potrebbe continuare pressoché all’infinito con questa lista, tuttavia ciò che vale la pena sottolineare è, appunto, la forte carica di ironia insita in queste trovate e di conseguenza il grande divertimento che sanno suscitare.

A completare il quadro, molto spesso questi stessi animali si rivolgono direttamente al pubblico (in gergo “rompono la quarta parete”) per sottolineare la loro condizione di animali utilizzati per effettuare mansioni che essi, per la loro natura, non si sognerebbero mai di svolgere.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche la scelta dei nomi dei personaggi e dei toponimi, tutti costruiti a partire da termini che si rifanno all’idea di sassi, pietre, roccia, ecc. ecc.

Doveva essere particolarmente esilarante poi, al tempo, vedere intervenire nei panni di “guest star” personaggi che erano a loro volta delle caricature di divi del cinema o dello sport dell’epoca: da Cary Granite (Cary Grant) ad Ann Margrock (Ann Margret), da Roger Marble (Roger Maris) ad Arnold Palmrock (Arnold Palmer; questi ultimi due sono due personaggi del mondo dello sport).

In questo senso, poi, c’è da aggiungere come gli episodi delle prime due serie siano più ricchi di momenti musicali, grazie ai quali far comparire detti personaggi parodistici.

Tutto ciò, inutile sottolinearlo, consente infiniti giochi di parole e gag, di cui Hanna e Barbera sono indiscussi maestri e profondi conoscitori, avendole praticate sin dai tempi di Tom & Jerry.

Spenderei ora qualche parola per affrontare il tema dell’aspetto grafico della serie: non possiamo fare a meno di notare come il tratto utilizzato per creare i personaggi e l’ambiente circostante sia assolutamente essenziale ma, al tempo stesso e proprio per questo, altrettanto efficace ed esaustivo.

Esso, senza inutili fronzoli o ridondanze, riesce a rendere al meglio la fisicità, ma anche la psicologia dei personaggi.

Lo stesso vale per gli sfondi: non concedono nulla all’eccesso di particolari, ma al contempo riempiono perfettamente la scena.

D’altra parte, parliamoci chiaro: se l’attenzione di chi sta guardando deve essere rivolta ai personaggi, a ciò che dicono o fanno, che senso ha caricare la scena di oggetti o strutture che rischierebbero solamente di far distrarre lo spettatore?

Intendiamoci, non sto dicendo che queste animazioni sono povere o, peggio, trascurate; al contrario, contengono tutto ciò che serve a rendere al meglio le situazioni e le (dis)avventure vissute dai suoi protagonisti, senza indulgere in inutili ridondanze grafiche.

Da sottolineare anche come tutti gli episodi delle sei serie siano stati realizzati a colori, anche se quelli delle prime due siano stati trasmessi in bianco e nero dalla ABC.

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Un interessante “Model Sheet” raffigurante Wilma

Se ora entriamo un po’ di più nello specifico delle varie puntate, possiamo innanzitutto osservare come queste siano state strutturate secondo il canone del “cartone dentro il cartone”.

Infatti, nelle prime due serie, dopo una brevissima introduzione in cui viene fornito giusto un assaggio del soggetto della puntata, vediamo Fred precipitarsi a casa, passare a ritirare un vestito dal sarto, strappare letteralmente dalle mani di una attonita Wilma un piatto pieno di panini e fiondarsi sulla poltrona davanti alla TV per vedere… la puntata de “Gli Antenati”.

Nelle successive, invece, osserviamo Fred, uscito dal lavoro alla cava, raccogliere tutta la famiglia e portarla al drive-in per godersi … un episodio de “The Flintstones”.

A sua volta, la puntata non termina mai con la fine dell’avventura narratavi: nelle prime due edizioni, si vede sempre Fred alzarsi dalla poltrona, prontamente occupata da Dino, spegnere la TV e andare a dormire (Wilma è già a letto e dorme profondamente), mentre nelle altre assistiamo al ritorno della famigliola dal drive-in, con sosta obbligata presso un fast-food.

In entrambi i casi poi, i titoli di coda iniziano a scorrere su una gag di chiusura che, da una serie all’altra, subisce poche variazioni: Fred che rimane chiuso fuori di casa, per colpa di Baby Puss, il loro cucciolo di tigre dai denti a sciabola; a Fred, rimasto bloccato fuori di casa, non rimane che tempestare di pugni la porta e chiamare a gran voce Wilma, con il risultato di svegliare tutta Bedrock.

A proposito della sigla, in questo caso stiamo parlando di quella di testa, la famosissima canzone “Meet the Flintstone” venne introdotta solamente a partire dalla terza stagione, in sostituzione di un tema che appariva essere troppo simile alla sigla di apertura di un altro cartone animato [8]; una curiosità: lo sapevate che la sua melodia è ricavata dalla cellula iniziale del secondo tema del secondo movimento della sonata per pianoforte solo No. 17 Op. 31 in Re minore, “La tempesta”, di Ludwig van Beethoven? [9]

Per quanto riguarda invece il contenuto vero e proprio degli episodi, vediamo, nel più puro stile delle sit-com, i nostri protagonisti alle prese con i piccoli inconvenienti della vita quotidiana, che solo per vari motivi, l’insipienza o la testardaggine dei protagonisti, o una serie fortuita di coincidenze, si trasformano in grandi problemi.

Un esempio per tutti: Barney è afflitto da un banale singhiozzo, Fred si ostina a volerlo curare lui, con il risultato di trasformare il proprio amico ne... l’uomo invisibile.

Ce ne sarebbe già abbastanza per andare fuori di testa, senonché questo fatto innesca tutta una serie di complicazioni (ovviamente in chiave umoristica), per cui ad un certo punto Fred rischia addirittura di finire in manicomio.

Naturalmente poi tutto si sistema, Barney torna visibile e ogni inconveniente viene risolto con una risata.

Ognuno degli episodi fa generalmente storia a sé, tranne per un gruppo di puntate durante le quali viene seguita tutta la gravidanza di Wilma, dal momento in cui lei annuncia a Fred il suo stato fino a quello in cui vede la luce la piccola Pebbles (Ciotolina nella nostra versione).

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Fiocco rosa in casa Flintstone

Un’altra serie di episodi concatenati, trasmessi nella quarta stagione della serie, è quella in cui viene illustrata, a posteriori, l’adozione di Bamm-Bamm da parte di Barney e Betty (impossibilitati ad avere bambini).

Un altro momento simile è quello in cui, nell’ultima delle sei serie, viene introdotto il personaggio denominato “Great Gazoo”, un alieno confinato sulla Terra, visibile solo a Fred, Barney e ai bambini, il quale da un lato usa Fred e Barney come cavie per i suoi esperimenti “antropologici”, dall’altro cerca di aiutarli esaudendo i loro desideri, ma finendo poi con il peggiorare la loro situazione.

L’introduzione di questo personaggio viene vista da più parti come il tentativo di rivitalizzare una serie che stava iniziando a mostrare dei segni di stanchezza, tant’è che infatti questa sarà l’ultima stagione per Fred e soci.

Questa serie animata è stata la prima a essere espressamente concepita per essere trasmessa, negli USA, in prima serata, con un occhio di riguardo forse più al pubblico adulto che non a quello dei bambini e ragazzi.

Abbiamo accennato all’inizio che la serie andò in onda per la prima volta di venerdì alle 20.30, all’epoca, la migliore collocazione possibile per qualsiasi prodotto finalizzato all’intrattenimento delle famiglie.

Questa collocazione oraria venne mantenuta fino alla quarta stagione, quando la serie fu spostata al giovedì e anticipata alle 19.30, salvo poi essere rimessa al suo giorno e orario originale nel corso della quinta stagione e per tutta la sesta.

Comunque sia, questi cartoni animati si rivolgevano contemporaneamente a grandi e piccini, tutti assieme riuniti davanti al piccolo schermo, attraverso differenti piani di lettura.

Se, infatti, i bambini rimanevano catturati dagli aspetti più comici dei vari episodi, i messaggi rivolti ai loro genitori erano di ben altro spessore e significato.

Non solo i temi sopra ricordati (non era cosa da poco negli USA degli anni ’60 parlare di gravidanza e infertilità in un cartone animato), ma anche e soprattutto il ribadire all’intera audience il concetto che l’American way of life, scheletro portante di tutti gli episodi, è il miglior modo di vivere possibile, a ogni latitudine e in ogni periodo dell’umanità e anche l’unico che valga la pena di sperimentare e difendere.

In fondo, questo è il messaggio nemmeno tanto sottinteso, quale altro stile di vita ti permette di avere tutti i comfort a portata di mano e senza (apparentemente) faticare e ti permette di risolvere qualsiasi inconveniente con un sorriso?

Questo discorso si inserisce perfettamente nel contesto storico e politico di quel periodo: gli USA si trovano nel bel mezzo di una competizione internazionale senza esclusione di colpi, nella quale anche l’intrattenimento televisivo, e i messaggi in esso contenuti, giocano la loro parte.

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I Flintstone e i Rubble

A ogni modo, con “The Flintstones” si realizzava il sogno di Hanna e Barbera di rinverdire le fortune di Tom & Jerry e di ottenere nuovamente un grande successo di pubblico di tutte le età.

Come accennato all’inizio di questa chiacchierata, la serie “The Flintstones” venne definitivamente chiusa nel 1966, anche se in realtà quella fu una chiusura relativa.

L’immediato successo ottenuto offrì il destro per tutta una nuova collana di film, di animazione o con attori reali, e successive nuovi episodi, che si sono

succeduti dal 1967 praticamente fino ai giorni nostri.

La fortuna di questa serie è tuttora imperitura, sebbene proprio di questi giorni è la notizia che il previsto revival della serie, originariamente assegnato a Seth MacFarlane è stato cancellato dalla produzione [10].

REFERENZE

[1]http://schedule.adultswim.com/servlet/ScheduleServlet?action=viewAll&showID=359714&show=Flintstones&filter=as

[2] Leonard Moltan interviews Joseph Barbera, 1997

[3] The Flintstones, season 2 DVD documentary

[4] Stinnett, Chuck. "Rango is latest reminder that animated films are thriving". Evansville Courier & Press, March 8, 2011

[5] http://www.topthat.net/webrock/faq/faq13.htm.

[6] Zehme, Bill (interviewer) (August 1986). "Jackie Gleason – Playboy Interview – Life History". http://www.playboy.com/articles/jackie-gleason-1986-interview/index.html?page=2. Retrieved 2009-07-25.

[7] Brooks, Marla. 2005. The American family on television: a chronology of 121 shows, 1948-2004, p. 54.

[8] "REEL LIFE / FILM & VIDEO FILE : Music Helped 'Flintstones' on Way to Fame : In 1960, Hoyt Curtin created the lively theme for the Stone Age family. The show's producers say it may be the most frequently broadcast song on TV.". The Los Angeles Times. http://articles.latimes.com/1994-06-02/news/vl-64779_1_hoyt-curtin. Retrieved 2010-11-10.

[9] "Rechmann in Recital". http://itunes.apple.com/us/album/rechtman-in-recital-beethoven/id339484252. Retrieved October 2010.

[10] http://www.hollywoodreporter.com/news/seth-macfarlane-flintstones-tv-series-315980

1 commento:

  1. ... e fra i lettori più vecchi, vi saranno anche quelli che - come il sottoscritto - ben si ricordano su Carosello, dal 1965 al 1971, la celebre frase dell' irascibile Fred Flintstone "Wilma, dammi la clava!" che concludeva regolarmente ogni episodio, insieme con lo slogan "Wilma, dammi il Neocid!"

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