(a cura di Mimma Zuffi)
Cento tra scrittori e artisti raccontano il libro della loro vita
ROMANO MONTRONI
I LIBRI TI CAMBIANO LA VITA

Casa Editrice Longanesi - Collana «Il Cammeo» - 348 pagine, € 14.90
IL LIBRO
Vendere libri è sempre stata la grande passione di Romano Montroni. Per continuare a trasmettere il valore e l’importanza della lettura, ha provato a chiedere a un centinaio tra scrittori, attori, musicisti di raccontare qual è stato il libro che gli ha cambiato la vita e in che modo gli è capitato tra le mani.
Ne è uscito un particolarissimo racconto a più voci, pieno di emozioni cartacee e avventure nell'immaginario, ma soprattutto… pieno di bellissimi libri.
L'AUTORE
Romano Montroni (Bologna, 1939) ha iniziato come commesso presso una libreria Feltrinelli, è quindi diventato direttore a 26 anni, per poi passare a capo dell’intera rete di librerie, ruolo che ha ricoperto per circa un trentennio. Attualmente è consulente di librerie.coop, professore a contratto nel master in Editoria cartacea e multimediale di Umberto Eco presso l’Università di Bologna, e docente della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri nei seminari di perfezionamento e nei corsi monografici. Ha pubblicato Vendere l’anima. Il mestiere del libraio (Laterza, 2006) e Libraio per caso. Una vita tra autori e lettori (Marsilio, 2010).
Alcuni degli scrittori che raccontano il libro che gli ha cambiato la vita:
Claudio Abbado, Simonetta Agnello Hornby, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Alessandro Bergonzoni, Marco Buticchi, Donato Carrisi, Gherardo Colombo, Lella Costa, Lucio Dalla, Bruno Gambarotta, Paolo Giordano, Francesco Guccini, Vito Mancuso, Paola Mastrocola, Piergiorgio Odifreddi, Antonio Pennacchi, Corrado Stajano, Andrea Vitali…
Alcuni dei libri che cambiano la vita:
Alcott, Piccole donne
Benni, Bar Sport
Böll, Opinioni di un clown
Bouvier, La polvere del mondo
Bulgakov, Il maestro e Margherita
Cederna, I vandali in casa
Céline, Viaggio al termine della notte
Cervantes, Don Chisciotte
Collodi, Pinocchio
Connelly, Il ragno
Dickens, Il circolo Pickwick
Dostoevskij, L’idiota
Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo
Dürrenmatt, La promessa
García Márquez, Cent’anni di solitudine
Hemingway, Fiesta
Isherwood, Un uomo solo
Kafka, Il processo
King, It
Lee, Il buio oltre la siepe
Levi, La tregua
Lowry, Sotto il vulcano
Márai, Memorie di un uomo borghese
Miller, Tropico del cancro
Montaigne, Saggi
Murasaki Shikibu, Storia di Genji il principe splendente
Omero, Odissea
Omero, Iliade
Rawls, Una teoria della giustizia
Russell, Introduzione alla filosofia matematica
de Sade, Le centoventi giornate di Sodoma
Schulz, Le botteghe color cannella
Shawn, La febbre
Shield, La nube purpurea
Stevenson, Il sermone di Natale
Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine
Verga, I Malavoglia
Tolstoj, Guerra e pace
Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
Tozzi, Tre croci
Yourcenar, Archivi del Nord
Zingarelli (a cura di), Lo Zanichelli
Il Tao
(a cura di Mimma Zuffi)
Sarah Lark
Nella terra della nuvola bianca

Casa Editrice Sonzogno - pagg. 512 - € 18.50
IL LIBRO
Il 13 giugno è arrivato finalmente in Italia, in libreria e in ebook, il primo romanzo di Sarah Lark, autrice della saga ambientata in Nuova Zelanda che ha conquistato il pubblico tedesco (oltre un milione di copie vendute) e da un anno è in vetta alle classifiche spagnole.
Per cominciare a "viaggiare con la mente e con il cuore" (Brigitte) in questa terra incantata, Sonzogno regala ai suoi lettori un'anteprima ebook, che contiene un estratto del libro, un'intervista all'autrice e un'affascinante selezione fotografica della Nuova Zelanda. Per scaricarlo gratis clicca qui
La stampa europea ha definito Nella terra della nuvola bianca:
"La storia senza tempo di una straordinaria amicizia al femminile. L'affresco vibrante e accurato di un'epoca in bilico tra tradizione e modernità" – El País
"Una saga epica e romantica sulla cultura dei Maori e la colonizzazione della Nuova Zelanda" - Der Spiegel
"La migliore letteratura di viaggio: da assaporare durante le vacanze" - Nurnberger Nachrichten
E tu che ne pensi? Segui il romanzo su Facebook e condividi la tua esperienza con gli altri lettori!
Le montagne svettavano oltre le nubi, sembrava che fluttuassero in un ovattato candore. Si racconta che i primi uomini ad arrivare in canoa dalla Polinesia si trovarono di fronte a questa stessa visione. Per questo il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa, la Terra della nuvola bianca.
Intorno a me ampi paesaggi di infinita bellezza, ma a tutta questa magnificenza manca un centro che porti luce e amore nella mia vita. Sì, vorrei una donna pronta a intrecciare il suo destino con il mio. Potreste essere voi questa donna?
Londra, 1852. Due giovani donne diversissime tra loro ma accomunate da una grande senso dell’avventura e dalla passione per la libertà, si imbarcano dirette in Nuova Zelanda e ben presto stringono un’amicizia destinata a durare per sempre. Per entrambe questo è l’inizio di una nuova vita come future spose di due uomini che non conoscono ma che rappresentano per loro un sogno di emancipazione e di romanticismo. Gwyneira, di origini nobili, è promessa al figlio di un magnate della lana mentre Helen, istitutrice di professione, ha accettato la proposta di matrimonio di un contadino. Gwyneira e Helen seguono il loro destino in una terra che ha i colori e i profumi del paradiso. Ma riusciranno davvero a trovare l’amore e la felicità dall’altra parte del mondo?
L'AUTRICE
Sarah Lark ha lavorato per molti anni come guida turistica e ben presto si è innamorata della Nuova Zelanda che l'ha stregata con i suoi paesaggi dalla bellezza quasi irreale. Nella terra della nuvola bianca, il suo romanzo d'esordio, è il primo libro di una saga in cinque episodi che ha come palcoscenico la favolosa terra dei maori.
(a cura di Mimma Zuffi)
LA SIGNORA DALLOWAY - Il primo grande romanzo della Woolf, in una nuova magistrale traduzione nell'anno in cui i diritti della scrittrice inglese diventano liberi
La signora Dalloway

Marsilio Editore - pag. 484 - € 18.00
a cura di Marisa Sestito
IL LIBRO
Dopo l’audace sperimentazione de La stanza di Jacob, nel 1925 Virginia Woolf approda a La signora Dalloway, il suo primo grande romanzo, per molti il più bello.
A ridosso dell’Ulisse di Joyce (che Virginia non amava, ma con il quale inevitabilmente intreccia un dialogo a distanza), ancora un racconto concentrato su un unico giorno (un mercoledì di giugno 1923), e un unico spazio, Londra: una fantasmagoria di strade, sguardi, prospettive e personaggi che si intrecciano e si toccano per poi perdersi e disperdersi nella splendida e lacerante forza vitale della grande città modernista. A contenere questa materia frammentaria e sfuggente sta un uso magistrale di tempo e spazio, marcati da segnali ricorrenti (il suono del Big Ben, il canto degli uccelli, il volo dell’aereo sul quale convergono gli sguardi) e, sul piano della storia, la festa - il ricevimento che Clarissa Dalloway sta preparando per quella calda sera di giugno. Ma è soprattutto la splendida Clarissa - cinquantenne, alto-borghese, una vita apparentemente dorata e un passato di desideri segreti e negati - il punto di attrazione di questa «pioggia di atomi» (come si esprime Virginia Woolf in un famoso saggio) che attorno a lei e alla sua festa si aggrega e si trova per poi perdersi di nuovo. Clarissa e il suo “doppio” sconosciuto, Septimus Warren Smith - giovane, povero, reduce allucinato di una guerra che gli ha sconvolto per sempre la mente e la vita: due esistenze che si intrecciano e si rispecchiano senza mai incontrarsi, lontane eppure accomunate dal dolore e dalla paura, della morte e della vita. Dolore e paura di cui si libereranno, alla fine, con scelte opposte - la morte per Septimus e l’accettazione della vita per Clarissa - che chiudono il viaggio della coscienza di entrambi e i mille percorsi di quella lunga giornata londinese.
I due eventi più traumatici del Novecento, dai quali il volto della Storia esce mutato per sempre, incorniciano il tempo della scrittura di Virginia Woolf (1882-1941). La Grande Guerra ne segna l’esordio modernista in La stanza di Jacob e attraversa mirabilmente La signora Dalloway; la minaccia della seconda Guerra Mondiale occupa, possente e terribile, Le tre ghinee, e fa sentire la sua eco in Tra un atto e l’altro, la sua ultima opera. In mezzo, Al faro, Orlando, Le onde, Gli anni: alcuni degli splendidi testi in cui l’artista assolve al compito che si è data in anni lontani, «Voglio scrivere di vita e di morte, di sanità e di insanità», trasformando per sempre il volto del romanzo.
Foto di Virginia Woolf
La Signora Dalloway è a cura di Marisa Sestito, professore ordinario di letteratura inglese, che ha pubblicato studi monografici e saggi su Shakespeare, Milton, Dryden, sulla narrativa vittoriana e novecentesca. Ha tradotto testi di drammaturgia contemporanea e romanzi di Elizabeth Gaskell, Anne Brontë e Charles Dickens (Grandi speranze, Il mistero di Edwin Drood, racconti e altro). Per la Letteratura universale Marsilio ha curato Un canto di Natale (2001, 2011) e L’invasato e il patto del fantasma (2005) di Dickens, Edipo di J. Dryden e N. Lee (2008).
(a cura di Mimma Zuffi)
ATTUALITA’
LE QUESTIONI BIOETICHE DIVIDONO OPINIONE PUBBLICA e POLITICA
ANSA: Corte non boccia eterologa, rinvia atti e resta divieto
IL NUOVO LIBRO DI MICHEL ONFRAY
IL FILOSOFO DEL “TRATTATO DI ATEOLOGIA” AFFRONTA I TEMI BIOETICI
Michel Onfray
Il corpo incantato
Una genealogia faustiana
Un elogio dell’artificialità contro la naturalità a tutti i costi
Il coraggioso e controverso manifesto
di una rivoluzione bioetica atea ed edonista

Editore Ponte alle Grazie - pagg. 336 – € 21.00
Nascere, vivere, morire meglio con il sostegno della scienza
e della tecnologia: un manifesto di bioetica libertaria
IL LIBRO
Da quando la biologia e la genetica hanno promesso all’uomo moderno nuovi mezzi per indirizzare il proprio destino – manipolazioni, diagnostica prenatale, clonazione ecc. – si scontrano nell’opinione pubblica due opposti atteggiamenti: da un lato i «comitati etici», tradizionalmente conservatori, tentano di «moralizzare» le scienze della vita; dall’altro, un esercito di Stranamore si dichiarano disposti ad avventurarsi in sperimentazioni demenziali. Per denunciare la vacuità di questa contrapposizione, e per interrogarne il comune nucleo metafisico, Michel Onfray ha scelto di gettare le basi di una vera e propria bioetica libertaria, che non mancherà di affascinare e provocare. Dalla transgenesi allo «sperma digitale», dall’elogio della clonazione alla difesa radicale dell’eutanasia all’attacco frontale alle cure palliative, da una riattivazione di alcune tesi classiche sul suicidio alla celebrazione della chirurgia e dei trapianti: attraverso un’ampia difesa dei modi che la scienza ha trovato per modificare la nascita, la vita, l’amore e la morte degli esseri umani, questo libro definisce un «corpo faustiano», decristianizzato o meglio post-cristiano, modellato dall’artificio, libero e strutturato secondo una nuova energetica vitalista. Con Il corpo incantato Michel Onfray, filosofo risolutamente «tecnofilo», sostiene dunque che la tecnica e la scienza non sono mai negative in sé, neppure quando applicate alla vita: può avere risultati negativi solamente il loro utilizzo. La sua tesi, iconoclasta e argomentata, a favore di un’etina appassionatamente edonista promette di inaugurare un infuocato dibattito anche in Italia.
L’AUTORE
Michel Onfray, autore di oltre cinquanta libri fra cui il fortunatissimo Trattato di ateologia (2005), è fra i più popolari e controversi filosofi europei. Ha fondato l’Università Popolare di Caen. Le sue opere, tradotte in oltre venti lingue, sono pubblicate in Italia da Ponte alle Grazie: ricordiamo La potenza di esistere (2009), La cura dei piaceri (2009), Filosofia del viaggio (2010), Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV (2010), Crepuscolo di un idolo (2011) e Estetica del Polo Nord (2011) e Filosofi in cucina (2012).
«Aprire le porte dei comitati etici, dei centri di consultazione,
dei laboratori, degli ospedali, delle maternità, delle banche
del seme, del ministero della Salute, delle facoltà di Medicina,
delle sale operatorie, delle farmacie, delle case di cura,
delle unità per le cure palliative, degli obitori, delle pompe
funebri, dei cimiteri, entrare e parlare, discutere, non lasciare
ai professionisti del campo il monopolio della riflessione
bioetica e dell’azione biopolitica».
(a cura di Mimma Zuffi)
Steve Hockensmith
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO E ZOMBIE
FINCHÉ MORTE NON VI UNISCA

Casa Editrice Nord- Narrativa - pagg. 320 - € 15,00
IL LIBRO
Finalmente sposi, Elizabeth Bennett e Fitzwilliam Darcy si trasferiscono nella deliziosa tenuta di Pemberly, poco distante dalla villa in cui vivono Charles Bingley e la moglie Jane. In questo modo, Elizabeth può aiutare la sorella nella cura delle sue adorabili bambine e dedicarsi all’eliminazione degli orridi zombie che cercano di avvicinarsi a loro. Tuttavia quel tranquillo nido d’amore diventa ben presto il palcoscenico di una tragedia: un’immonda creatura morde Darcy al collo, condannandolo a diventare un morto vivente. Disperata, Elizabeth sa che nessuna cura al mondo può salvare l’adorato marito: l’unico modo per permettergli di riposare in pace è tagliargli la testa e, giusto per non correre rischi, bruciare il suo corpo nel camino. E lei sta quasi per compiere quell’estremo, straziante gesto d’amore, allorché le giunge voce che uno scienziato di Londra è riuscito a mettere a punto un vaccino per l’orrido morbo che sta devastando il Paese. Così, aggrappata a una flebile speranza, Elizabeth si mette immediatamente in viaggio, pronta ad affrontare orde infernali di cadaveri ambulanti pur di riportare Darcy alla vita. O almeno a qualcosa che le somigli…
Sull’onda del successo di Orgoglio e pregiudizio e zombie – versione fedelmente zombificata del celeberrimo capolavoro di Jane Austen –, Steve Hockensmith continua le avventure della coppia letteraria più amata di sempre, facendoci gustare le atmosfere e le emozioni dei romanzi della grande scrittrice inglese. Fino all’ultimo morso.
L'AUTORE
Steve Hockensmith è nato a Louisville, in Kentucky, il 17 agosto 1968. Prima di dedicarsi interamente alla narrativa, ha lavorato a lungo come giornalista di spettacolo per diverse riviste americane, tra cui The Chicago Tribune e The Hollywood Reporter. Attualmente vive in California con la moglie e i due figli.
Orgoglio e pregiudizio e zombie ha venduto
più di 1 milione di copie nel mondo
Dopo lunghe trattative, la regia del film tratto dal romanzo
è stata affidata a Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua)
«La bravura dell’autore sta nel consegnarci un libro tutto di montaggio ma non improbabile […] lasciando intatta la voglia, a lettura terminata, di riprendere in mano l’originale. E non è poco.»
D di Repubblica
«Il successo del remake in “salsa zombie” dei romanzi di Jane Austen è inarrestabile: una lettura imperdibile per i fan e un acquisto obbligato per le librerie che dovranno accontentarli!»
Booklist Online
(a cura di Mimma Zuffi)
Saverio Simonelli
LA MUSICA È ALTROVE
Cielo e Terra nelle canzoni di Angelo Branduardi

Ancora Editrice - collana: Maestri di frontiera - 176 pagg. - € 16,00
IL LIBRO
Racconti, personaggi, mistero e spiritualità.
Tutto questo è la musica di Angelo Branduardi: si parte dall'infinitamente piccolo per arrivare all'Infinito con la I maiuscola.
Le canzoni di Branduardi puntano sempre verso l'Altrove: ascoltare le sue canzoni è come sfogliare un bestiario medievale.
Santi che rompono le mura dei mondi, animali che sognano, il cervo che dona il suo corpo per salvare il giovane daino, la nuvola che si consuma e si scioglie in pioggia per amore dell'uomo, la pulce che restituisce l'ombra a chi cantando ritrova l'armonia con il creato, i mercanti che inseguono la stessa cometa dei Magi, Maria e Giuseppe davanti al Ciliegio che piega i suoi rami all'invito silenzioso di Gesù in grembo.
Il libro di Saverio Simonelli approfondisce questo "fantastico mondo" attraverso materiale inedito, nuove interpretazioni, confessioni esclusive del cantautore stesso.
C'è un artista che viaggia con la fantasia tra cielo e terra. Con una chitarra e un violino, anzitutto. E lo possiamo seguire in questo viaggio meraviglioso dove ogni cosa se ne tira dietro un'altra. Come le ciliegie, appunto. Come fanno tutte le storie, quando sono raccontate, perché anche chi ascolta ci finisca dentro. Non ve ne eravate accorti?
Anche voi potreste andare a finire dentro una canzone o forse ci siete già. Se l'ha scritta uno come Angelo Branduardi e se voi provate a chiudere gli occhi e immaginare. Musica. E racconto.
Prefazione di Angelo Branduardi
(per gentile concessione dell'Editore)
Da sempre considero la musica un qualcosa che non si trova qui e
ora, ma accade in qualche modo da un’altra parte, accade altrove.
È – come ho detto spesso – uno sguardo al di là della porta chiusa,
ma è anche la risorsa che hanno i bambini di fronte alla paura, per
cui quando si trovano al buio si mettono a cantare e tutto passa.
Come sguardo che si getta al di là della nostra finitezza ha quindi
direttamente a che fare con l’oltre, o meglio l’Oltre con la O maiuscola.
Ed è quindi per questo un fatto assolutamente spirituale, senza
dimenticare certo la sua componente corporale, fisica.
Ecco, la musica compie da sempre anche quest’altro miracolo.
Quello di combinare assieme lo spirito e il corpo che quasi sempre
nella storia sono stati sentiti come entità separate o da separare.
Il musicista è quindi un privilegiato, ma è un privilegio che si deve
conquistare. Ed è questa forse la lezione che ho appreso andando
avanti negli anni, dai miei maestri, dalle persone che ho coinvolto o mi
hanno coinvolto in progetti artistici. Uno su tutti, Ennio Morricone:
da lui ho imparato che il talento conta nulla senza l'applicazione e
che, se si ama qualcosa, bisogna dedicarle e trovarle spazio ogni
giorno, anche per poco tempo. Chi vuole essere musicista deve
ritagliarsi quotidianamente dei momenti in cui pensare, scrivere e poi, a
volte, anche mettere da parte quelle cose che ha scritto e che magari
non toccherà più, non tirerà mai fuori dal cassetto. La musica esige
applicazione, esercizio, esige amore. Proprio per il suo carattere inafferrabile
impone questo al musicista. Di approfondire, di rinnovarsi,
di cercare vie nuove.
Anche per questo nella mia carriera ho frequentato molte musiche,
ho fatto cose in cui sono arrivato in anticipo rispetto a quello che
si ascoltava o magari altre che erano maggiormente in sintonia coi
tempi. Poche volte, spero, sono arrivato in ritardo. Ma è anche questo
nella natura del musicista: fare a volte due passi che sembrano
portarti avanti per tornare invece indietro. È il senso dell’operazione
che ho fatto con Futuro Antico, un ritorno alle origini che voleva
essere una musica diversa. È un po’ anche per la mia indole che ha a
volte tratti bambineschi e un po’ idiosincratici per cui, se mi si vuole
etichettare in un modo, tendo a cercare dell’altro.
Oggi, comunque, guardandomi indietro è ovvio che mi senta più
rappresentato da alcuni lavori rispetto ad altri.
Anzitutto Branduardi canta Yeats, un disco in cui io volevo davvero
essere le cose, i paesaggi, i personaggi che suonavo.
Poi i miei primi dischi da La luna fino a Cogli la prima mela, passando
ovviamente per Alla fiera dell’est e La pulce d’acqua. Ma c’è anche un
disco, Il ladro, che qualche volta ho considerato un po’ depressivo e
anche difficile da ascoltare per il suo minimalismo, che a risentirlo oggi
mi sembra bello e convincente. Soprattutto per le atmosfere che
avevamo creato.
E allora guardo a tutte queste cose in un altro modo, forse dipende
dall’età o forse perché ho fatto mia quella dimensione che si rispecchia
perfettamente in un concetto della cultura giapponese.
In quella lingua infatti la parola «ispirazione» si rende con due termini
che in italiano suonano un po’ come «serena malinconia».
È un atteggiamento che non ha nulla di tragico o di drammatico, ma è
forse un’altra maniera di confrontarsi con quell’Altrove che impone
anche uno sguardo più pacato, non disilluso, ma appunto di serena
contemplazione, un altro dono che il fare musica dà al musicista, a
chi la musica la fa e a chi l’ascolta con questa disposizione del cuore.
E un dono che spero di aver comunicato a chi mi segue, ascolta la
mia musica e le mie storie.
INDICE
Prefazione di Angelo Branduardi - Come una favola - La musica è un'esperienza - Infinitamente piccolo… come un topolino - Creature e creato - Musicista e… lettore - Sacre allusioni - Persone e personaggi - Biografia essenziale - Discografia essenziale
Angelo Branduardi ha da poco pubblicato l'album Camminando Camminando 2, una raccolta dei suoi più grandi successi dal 1996 ad oggi, più l'inedito Rataplan nelle sue versioni Radio e Album.
L'AUTORE
Saverio Simonelli è nato a Roma, dove risiede, nel 1964. Laureato in filologia germanica, è giornalista professionista dal 1987 e dal 1998 è responsabile dei programmi culturali e di approfondimento dell'emittente satellitare Tv2000 (già Sat2000). Segue Angelo Branduardi dalla fine degli anni Settanta e lo ha intervistato più volte a partire dal decennio successivo.
(a cura di Mimma Zuffi)
I libri di questa biblioteca potrebbero essere definiti come delle promesse.
Di felicità, di infelicità, di attesa, di amore o di paura.
Un percorso tra le vicende di grandi personaggi letterari
per sperimentare il ventaglio delle nostre emozioni
CAROLA BARBERO
La biblioteca delle emozioni

Editore Ponte alle Grazie - pagg. 154 – € 14,00
IL LIBRO
I romanzi sono laboratori emotivi in cui si possono sperimentare una molteplicità di emozioni a costo zero, mantenendo quella distanza di sicurezza che ci permette di non farci male, di non soffrire o di non gioire mai in prima persona. Comodamente seduti sulle nostre poltrone assistiamo a spettacoli intensi e indimenticabili, certi di essere al sicuro e di non dover pagare di tasca nostra il prezzo di quel dolore, di quella paura, di quella tristezza. Se fossimo noi a vivere quelle emozioni in prima persona ci troveremmo inevitabilmente travolti e non avremmo quindi la possibilità di capirle, assaporarle, osservarle. Studiare le nostre emozioni attraverso quelle dei personaggi dei romanzi: questo è forse il più grande privilegio di noi lettori. In questo libro sono allestiti undici laboratori scelti tra i capolavori della letteratura contemporanea, per provare quel lusso straordinario che solo l’arte eterna della lettura ci sa offrire.
Undici capitoli dedicati ad altrettanti libri ed emozioni, con indicazioni sulla difficoltà e il tempo richiesto per ogni “laboratorio”; un percorso tra le vicende di alcuni personaggi letterari per sperimentare, grazie a loro, determinate emozioni:
Tristezza – Margaret Mazzantini, Non ti muovere
Stupore – Amélie Nothomb, Stupore e tremori
Allegria – Daniel Pennac, La fata carabina
Paura – Stephen King, Misery
Speranza – Raymond Queneau, Zazie nel metrò
Potere – Patrick Süskind, Il profumo
Amore – John Grogan, Io & Marley
Rimorso – Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi
Rispetto – Michela Murgia, Accabadora
Attesa – Sandro Veronesi, Caos calmo
Erotismo – Almuneda Grandes, Le età di Lulù
È un luogo al riparo dalla vita reale in cui non si prendono
in prestito libri, bensì emozioni, quelle dei personaggi dei
romanzi. Prima di entrare non sai che cosa troverai una volta
dentro. Non sai cosa ti potrebbe capitare. Non sai l’effetto
che ti potrà fare o dove ti porterà. Magari te ne hanno parlato,
ma non bastano i resoconti altrui per capire di che cosa
si tratta. È la stessa differenza che c’è tra descrivere un vino
e berlo. Bisogna provare, non c’è descrizione che tenga.
Non è una droga. Però crea dipendenza. Non è un alcolico.
Però dà ebbrezza. Non è un pasticcino. Però è un dolce
conforto. È la biblioteca delle emozioni.
L’AUTRICE
Carola Barbero è nata a Torino nel 1975. È ricercatrice presso l’Università di Torino, collabora come giornalista a numerosi quotidiani e riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato Madame Bovary. Something Like a Melody, Chi ha paura di Mr. Hyde? e Sex and the City e la filosofia.
(a cura di Mimma Zuffi)
Il giardino come utopia:
quando la natura è una piccola rivoluzione.
Politica e piante hanno un humus comune!
Dopo
L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono
L’orto di un perdigiorno di Pia Pera
Elogio delle erbacce di Richard Mabey
Dai diamanti non nasce niente di Serena Dandini
Spunta in libreria:
E il giardino creò l’uomo
Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri
di
Jorn de Précy
A cura di Mario Martella
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Editore Ponte alle Grazie - pagg. 128 - € 10,00
«Mai letto nulla di più vero di questo distillato postumo di quanto ciascuno di noi cerca in giardino».
Pia Pera
IL LIBRO
Il giardino: ultimo rifugio della spiritualità e della poesia; ultima frontiera al di qua della barbarie e dell’alienazione; ultima utopia – ma un’utopia pratica, tangibile. Questi i temi che Jorn de Précy, giardiniere-filosofo attivo a cavallo fra Otto e Novecento di cui poco si sa, ma che è da sempre oggetto di venerazione da parte degli appassionati, ha riunito nel suo E il giardino creò l’uomo. Questo scritto vibrante è soprattutto il manifesto di un’idea del giardino che l’autore riuscì a realizzare nella sua tenuta di Greystone, nell’Oxfordshire; un’idea straordinariamente attuale e ancora, nella sostanza come nella forma, rivoluzionaria, quella del giardino selvatico. Nel fare il giardino, l’uomo – sostiene de Précy – deve restare in ascolto della natura, del genius loci, non forzare ma assecondare le forze che vi operano, mettendosi al loro servizio e riallacciando così il legame con il mondo naturale; il quale lo ripagherà regalandogli il piacere più compiuto e nello stesso tempo inesauribile, lo spettacolo della vita e delle stagioni. Trattato di storia dei giardini, memoir e nello stesso tempo appassionato pamphlet politico, E il giardino creò l’uomo è anche il ritratto di un uomo originale e, a suo modo, enigmatico; al termine della lettura ci sembra di vederlo scomparire lungo uno dei sentieri dell’amato Greystone, a raggiungere gli dèi che si celano tra le sue piante.
L’AUTORE
Jorn de Précy nasce a Reykjavik nel 1837, figlio di un ricco commerciante discendente di stirpe bretone. Dopo aver visitato Roma e la Toscana e aver vissuto a Venezia e a Parigi, nel 1861 si stabilisce in Inghilterra. Trascorre alcuni anni a Londra e quindi nell’Oxfordshire, dove nel 1865 acquista il giardino di Greystone. E il giardino creò l’uomo, pubblicato in Inghilterra nel 1912, è il suo unico scritto giunto alla pubblicazione.
Marco Martella è storico dei giardini. Vive e lavora a Parigi, dove ha fondato nel 2010 la rivista Jardins (éditions du Sandre) sulla filosofia e la poetica del giardino.
«Fate giardini! Veri giardini, naturalmente, luoghi
indomiti, fuorilegge. […] Tracciate il vostro
disegno sulla faccia della terra, che si presta sempre
volentieri ai sogni dell'uomo, piantate un giardino
e prendetevene cura. E proteggete anche i giardini
che restano e che resistono, i vecchi luoghi abitati
dalle piante che arrivano da lontano e continuano
a sognare, nonostante l'insensato baccano che li
circonda. Lavorate con i poeti, i maghi, i danzatori
e tutti gli altri artigiani dell'invisibile per rimettere
al suo posto il mistero del mondo».
(a cura di Mimma Zuffi)
Il segreto dell’‘Ultima cena’ e la Milano eretica di ieri e di oggi
nel nuovo noir esoterico
di
Fabrizio Carcano
LA TELA DELL ’ERETICO

Mursia Editore - pagg. 672 - € 16,00
IL LIBRO
Misteri, eresie, moderni e antichi inquisitori, oscuri suicidi. In una Milano elettrizzata dalla campagna elettorale per le elezioni comunali della scorsa primavera, Fabrizio Carcano riporta in scena ne La tela dell’eretico il commissario Bruno Ardigò e il giornalista Federico Malerba, fortunati protagonisti de Gli Angeli di Lucifero (5 edizioni).
Le indagini partono da un’inquietante serie di delitti, una via crucis di suicidi rituali e roghi purificatori in cui il filo rosso che lega tutte le vittime é il richiamo dell’arte e la passione per il genio pittorico di Leonardo: studiosi, esperti, galleristi trovati cadaveri dopo un lungo digiuno alla maniera dei Catari di cui sono moderni adepti, o percossi fino alla morte e poi arsi in fuochi purificatori. Sullo sfondo, una rivelazione artistica sconvolgente, protagonista l’affresco simbolo di Milano, ‘L’ultima cena’, e il più intimo segreto del Genio che ha incarnato lo spirito del Rinascimento, per scoprire il quale Ardigò e Malerba dovranno camminare a ritroso nel tempo tra silenziose abbazie lombarde, antichi chiostri, pinacoteche, codici del passato, simboli dimenticati.
Fabrizio Carcano arricchisce la sua sorprendente mappa dei misteri milanesi, allargandola a una Lombardia arcana e inattesa in cui i Catari ebbero, e forse hanno ancora, grande ascendenza. Dietro l'angolo non c'è solo un progetto criminale da sventare, ma anche e soprattutto una sconvolgente scoperta artistica, un capolavoro sconosciuto, dal valore inestimabile, per cui vale la pena uccidere o morire.
L'AUTORE
Fabrizio Carcano è nato a Milano nel 1973. Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere nel 1992 sulle colonne del «Giorno». In seguito ha collaborato con le testate «La Notte», «La Prealpina», «Affari Italiani» e «TgCom», prima di approdare a «La Padania», dove attualmente lavora come redattore politico. Con Mursia ha pubblicato il romanzo Gli angeli di Lucifero (2011).
(a cura di Mimma Zuffi)
Può una vita cambiare seguendo il battito di un nuovo cuore?
CHARLOTTE VALANDREY
IL MIO CUORE SCONOSCIUTO

Editore Longanesi - »La Gaja Scienza« - 336 pagine, € 14.90
IL LIBRO
Charlotte Valandrey ha solo 18 anni e un radioso futuro di attrice davanti a sé quando, nel 1987, scopre di essere sieropositiva. È bastato, come a centinaia di altre persone, un rapporto non protetto. La triterapia, somministrata per evitare che il virus Hiv si sviluppi nell’Aids, è particolarmente aggressiva per il cuore. Il primo infarto colpisce Charlotte a 34 anni, seguito da un altro a breve distanza. Il suo cuore è indebolito; resta solo una possibilità: il trapianto. E in una notte di novembre del 2003 un incidente stradale mortale offre a Charlotte la possibilità di rinascere. Presto il suo nuovo cuore palpita per un uomo. Ma la vita, in questa storia che sembra un romanzo e invece è tutta, drammaticamente vera, ha in serbo un altro, terribile colpo di scena per Charlotte…
L'AUTRICE
Charlotte Valandrey (vero nome Anne-Charlotte Pascal) è nata nel 1968. Ha esordito nel cinema nel 1985 con Rouge baiser, di Véra Belmont, che le fece vincere l’Orso d’argento come miglior attrice al Festival di Berlino e il César come migliore promessa del cinema francese. Ha pubblicato L’amour dans le sang, da cui è stato tratto il film omonimo per la tv francese.
«Una storia vera che sembra uscita da un romanzo di Guillaume Musso o di Marc Levy.»
Sophie Davant, France 2
«La passione e la speranza ispirano questa campionessa della resilienza.»
L’Express

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