Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

15 maggio 2012

LUIGI PIRANDELLO

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A cura di Sandra Romanelli

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Drammaturgo, scrittore e poeta, insignito del PREMIO NOBEL per la letteratura nel 1934.

« Per il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale »

(Motivazione del Premio Nobel)

Nasce ad Agrigento il 28 giugno del 1867. Muore a Roma il 10 dicembre 1936.

"Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli d'un altipiano di argille azzurre sul mare africano....

Raccattata dalla campagna la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città situata sul colle... confesso che di tutte queste cose non mi sono fatta ancora né certo saprò farmi mai un'idea."

Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco "Kaos". 

(Luigi Pirandello)

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Casa natale di Luigi Pirandello

Dopo aver frequentato il liceo classico a Palermo si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, ma completa il proprio curriculum a Bonn, dove si laurea nel 1891 in filologia romanza, con una tesi sulla parlata agrigentina " Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti" (Laute und

Lautentwicklung der Mundart von Girgenti)..

Di condizioni economiche piuttosto agiate (il padre gestiva alcune solfatare nella zona di Agrigento), nel 1892 si stabilisce a Roma dove prende a frequentare intensamente gli ambienti letterari collaborando con numerose riviste e intraprendendo nel 1897 la carriera universitaria come professore di lingua italiana presso l’Istituto Superiore di Magistero.

Nel 1903 l’allagamento di una miniera di zolfo, nella quale aveva investito sia i capitali di suo padre che la dote di sua moglie Maria Antonietta Portulano, provoca un grave dissesto economico della famiglia, in seguito al quale le già precarie condizioni mentali della moglie si aggravano ulteriormente. La malattia della moglie, ricoverata in seguito in un ospedale psichiatrico, lo porta ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicanalisi di Sigmund Freud e ad approfondire lo studio dei meccanismi della mente e del comportamento sociale verso la malattia mentale.

Costretto a lavorare intensamente per far fronte alle ristrettezze economiche, Pirandello impartisce lezioni private di italiano e tedesco e intraprende la strada del giornalismo; nel 1909 inizia a collaborare con il Corriere della Sera e si dedica alla narrativa.

Le sue novelle, raccolte con il titolo Novelle per un anno, i suoi romanzi (L'esclusa, Il turno, Il fu Mattia Pascal e altri), nonché i suoi saggi (in particolare L'umorismo) sono accolti con successo dal pubblico, mentre la critica è alquanto indifferente.

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Dalla Collana Bacheca Ebook “Novelle per un anno”

In opposizione all'estetismo e al misticismo dominanti fonda con Ugo Fleres e altri amici un settimanale letterario dal titolo shakespeariano «Ariel».

A partire dal 1916 lo scrittore si immerge in un lavoro frenetico dedicandosi quasi interamente al teatro.

Nel 1924, subito dopo il delitto Matteotti, aderisce al partito fascista con una lettera a Mussolini.

La sua adesione risulta imprevista e molto criticata da alcuni intellettuali e politici dell’epoca.

Nel 1925 sottoscrive il "Manifesto degli intellettuali fascisti", redatto da Giovanni Gentile. Nonostante ciò, viene considerato con crescente ostilità dal regime a causa dei suoi numerosi scontri violenti con autorità fasciste in cui dichiara apertamente la sua apoliticità. In seguito, con un gesto molto clamoroso strapperà la tessera del partito.

G. Giudice nel suo saggio su Pirandello scrive: “ Cavò di tasca la tessera del partito, la lacerò e la buttò sul tavolo sotto gli occhi del gerarca; si strappò il distintivo dall’occhiello e lo scaraventò in terra e uscì sdegnato.”

Nel 1925 fonda la "Compagnia del teatro d'arte" con due grandissimi interpreti dell'arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero Ruggeri. Con questa compagnia comincia a viaggiare per il mondo: le sue commedie vengono rappresentate anche nei teatri di Broadway.

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Luigi Pirandello e Marta Abba

Nel 1929 viene nominato Accademico d'Italia mentre si trova a Berlino in "volontario espatrio" . Nel giro di un decennio arriva ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1934. Grande appassionato di cinematografia, mentre assiste a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo romanzo "Il fu Mattia Pascal", si ammala di polmonite. Aveva già subito due attacchi di cuore, e il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita, non può sopportare oltre. Pirandello muore lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale "I giganti della montagna".

IL TEATRO

La produzione letteraria di Pirandello è vastissima, scrive testi teatrali, romanzi, novelle e poesie, ma diviene famoso soprattutto per le sue opere teatrali, tanto da essere considerato dai critici tra i maggiori drammaturghi del XX Secolo.

Il suo teatro è denominato teatro dello specchio, perché in esso viene raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell’ipocrisia e delle convenienze sociali, di modo che lo spettatore si possa guardare come in uno specchio così come realmente è, e possa migliorarsi.

L’interesse di Pirandello per il teatro arrivò soprattutto nell’età matura, tanto che decise di rielaborare per il teatro anche alcune novelle.

La produzione teatrale di questo grande scrittore si può riassumere in quattro fasi importanti che corrispondono a quelle della sua maturazione personale.

PRIMA FASE - o del verismo e del naturalismo- (dal 1910 al 1916) – IL TEATRO SICILIANO-. In questa fase i testi sono scritti interamente in dialetto siciliano poiché l'autore lo considera più vivo dell'italiano e più aderente alla realtà. A questa prima fase appartengono:

- Lumìe di Sicilia (1910)

- Il dovere del medico (1913)

- Se non è così (1915)

- Cecè (1915)

- Pensaci Giacomino (1916)

- Liolà (1916)

SECONDA FASE - o del decadentismo (dal 1917 al 1920) – IL TEATRO UMORISTICO E GROTTESCO.- In questa fase, rappresentata soprattutto dal mondo borghese, con le sue incertezze e le sue falsità, cerca di smascherare le convenzioni sociali e i falsi perbenismi nascosti dietro una maschera. A questa seconda fase appartengono:

- Così è (se vi pare) (1917)

- Il berretto a sonagli (1917)

- La giara (1917)

- Il piacere dell’onestà (1917)

- La patente (1918)

- Ma non è una cosa seria (1918)

- Il giuoco delle parti (1918)

- L’innesto (1919)

- L’uomo, la bestia e la virtù (1919)

- Tutto per bene (1920)

- Come prima, meglio di prima (1920)

- La signora Morli una e due (1920)

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Pirandello mentre assiste alle prove di Ma non è una cosa seria andata in scena al Teatro Rossini di Livorno il 22 novembre 1918 con la Compagnia di Emma Gramatica.

TERZA FASE - o del palcoscenico multiplo (dal 1921 al 1935) – Il TEATRO NEL TEATRO-. Questa tecnica era già stata usata da Shakespeare.

Pirandello vuole coinvolgere il pubblico, farlo diventare attivo, far sì che rispecchi la propria vita con quanto è rappresentato sulla scena.

Nel 1933, al Teatro Sannazzaro di Napoli, conosce un altro grande autore di teatro del XX secolo, Eduardo De Filippo col quale stringe un’amicizia che durerà tre anni. In questo periodo la Compagnia del Teatro Umoristico, composta da Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, mette in scena Liolà e Il berretto a sonagli, in versione napoletana.

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Pirandello insieme a Eduardo, Titina e Peppino De Filippo (1933)

Fanno parte della terza fase le opere seguenti:

- Sei personaggi in cerca d’autore (1921)

- Enrico IV (1922)

- All’uscita (1922)

- L’imbecille (1922)

- Vestire gli ignudi (1922)

- L’uomo dal fiore in bocca (1923)

- La vita che ti diedi (1923)

- L’altro figlio(1923)

- Ciascuno a suo modo (1924)

- La sagra del signore della nave (1925)

- Diana e la Tuda (1927)

- L’amica delle mogli (1927)

- Bellavita (1927)

- O di uno o di nessuno (1929)

- Come tu mi vuoi (1930)

- Questa sera si recita a soggetto (1930)

- Sogno, ma forse no (1931)

- Trovarsi (1932)

- Quando si è qualcuno (1933)

- La favola del figlio cambiato(1934)

- Non si sa come (1935)

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Locandina di La vita che ti diedi con Emma Gramatica (anno 1947)

QUARTA FASE - o del Teatro dei Miti.

I miti cui si riferisce il drammaturgo, più che miti possono considerarsi utopie difficili da realizzare, ma affrontate con serietà. Il suo intento è quello di mettere in atto una ricerca sulla vita e sull'uomo, tramite il tema della giustizia e della difficoltà di essere e di realizzarsi.

Ne La nuova colonia c'è un tentativo di costruire un mondo migliore; in Lazzaro è esaltata l'accettazione religiosa della vita; ne I giganti della montagna, cè il richiamo al bello e all'arte educatrice che con forza vorrebbe farsi spazio nell'avanzante materialità e nelle brutture odierne.

- La nuova colonia (1926)

- Lazzaro (1928)

- I giganti della montagna (iniziato da Pirandello intorno al 1933 fu portato a termine dal figlio Stefano a causa della morte dello scrittore).

I ROMANZI

I romanzi di Pirandello sono caratterizzati da accurate descrizioni di personaggi e luoghi. L’autore inoltre, pur delineando l’aspetto fisico dei suoi personaggi con varie tecniche, anche utilizzando un altro protagonista per la descrizione, predilige tuttavia delineare l'aspetto psicologico dei suoi personaggi (abitudini, gusti, rapporti con gli altri), l'aspetto sociale (tenore di vita, interessi), ed anche l'aspetto culturale (convinzioni e ideali).

- L’esclusa (1901)

- Il turno (1902)

- Il fu Mattia Pascal (1904)

- Il marito (Giustino Roncella nato Boggiolo) (1911)

- I vecchi e i giovani (1913)

- Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925)

- Uno, nessuno e centomila (1925)

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I romanzi: Uno, nessuno e centomila I drammi: Sei personaggi in cerca d’autore Giunti Editore Enrico IV

Edizione Oscar Mondadori

LE NOVELLE

Pirandello è considerato uno dei più grandi scrittori di novelle. Il titolo Novelle per un anno sta a indicare che dovevano essere 365; secondo il suo intento, una per ogni giorno dell'anno. Le novelle pubblicate tra il 1922 e l'anno della sua morte (1936) furono solamente 241. Altre 15 vennero pubblicate postume.

In questa raccolta è ben presente il pensiero dell'autore sulla questione sociale, inclusa la visione tragica che egli ha della vita e la riflessione che ne consegue. I suoi protagonisti sono creature smarrite, con problemi economici e familiari che vivono in condizioni di disumanità, persone che cercano la verità e la luce, ma spesso senza arrivare a scoprirla.

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Dalla Collana I Meridiani: “Novelle per un anno” e “Tutti i romanzi” di Luigi Pirandello Arnoldo Mondadori Editore

A volte è un avvenimento anche poco importante che costringe i protagonisti a un cambiamento, come in Ciàula scopre la luna.

Ciàula vive nel buio rassicurante della miniera, ma il buio della notte gli incute timore perché, per lui, rappresenta la solitudine. Il senso della solitudine viene spiegato con il racconto dello scoppio della mina.

“Il bujo, dove doveva essere lume, la solitudine delle cose che restavan lì con il loro aspetto cangiato e quasi irriconoscibile, quando più nessuno le vedeva, gli avevan messo in tal subbuglio l’anima smarrita, che Ciaùla s’era all’improvviso lanciato in una corsa pazza, come se qualcuno l’avesse inseguito. Restò –appena sbucato all’aperto- sbalordito. Gli cadde il carico dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.

Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la luna. Ora, soltanto ora, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico,cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. C’era la Luna! La Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta, là, mentr'ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”

LA POESIA

Le poesie (raccolte dal 1883, quando l’autore aveva appena sedici anni, al 1912) costituiscono la produzione letteraria meno conosciuta di Pirandello da parte del pubblico e forse anche la meno interessante, poiché, a differenza delle opere teatrali, non contiene nessun elemento di novità stilistica. Le raccolte comprendono:

- Mal giocondo (1889) –

- Pasqua di Gea (dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn,1891)

- Pier Gudrò (1894)

- Elegie Renane (1895)

- Elegie Romane (1896)

- Zampogna (1901)

- Scamandro (1909)

- Fuori di chiave (1912)

LA PRODUZIONE LETTERARIA DI PIRANDELLO HA RACCOLTO SEMPRE MOLTI CONSENSI nel mondo dello spettacolo. Infatti, novelle, drammi e romanzi divennero spesso e a più riprese Opere Cinematografiche, Teatrali o Liriche. Ecco alcuni esempi:

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Greta Garbo

Come tu mi vuoi (As You Desire Me) è un film del 1932 diretto dal regista statunitense George Fitzmaurice, tratto dall'omonimo dramma di Luigi Pirandello. Nel cast troviamo Greta Garbo, Melvyn Douglas, Erich von Stroheim, Hedda Hopper, Owem Moore.

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Da Il fu Mattia Pascal sono stati tratti vari film. La locandina del 1926 presenta Feu Mathias Pascal diretto dal regista francese Marcel L’Herbier, con la partecipazione di Ivan Mosjoukine, Marcelle Pradot, Michel Simon.

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Franco e Ciccio nell’episodio “La Giara

I fratelli Paolo e Vittorio Taviani nel 1984 hanno tratto dalle Novelle per un anno di Pirandello il film Kaos che comprende gli episodi: Il corvo di Mìzzaro, L’altro figlio, Mal di luna, La Giara, Requiem, Colloqui con la madre.

Il regista italiano Mario Monicelli ha diretto nel 1985 un film ispirato all’opera di Pirandello dal titolo Le due vite di Mattia Pascal con Marcello Mastroianni, Senta Berger, Flavio Bucci, Laura Morante, Andréa Ferréol, Alessandro Haber, Rosalia Maggio.

IL PENSIERO

Tutta la poetica di Pirandello si può riassumere in un solo concetto: il relativismo psicologico.

Pirandello spiega in modo chiaro la sua visione di vita nei due saggi del 1908 “L’umorismo” e “Arte e scienza”. Scrive:

"La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d'arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi. Le forme, in cui cerchiamo d'arrestare, di fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni, lo stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro di noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità.”

( da "Saggio dell'Umorismo")

Questo binomio vita- forma è avvertito dalle persone più sensibili come conflittuale. Dal contrasto tra la vita e la forma nasce il relativismo psicologico che si esprime in due sensi: nel rapporto interpersonale, o nel rapporto che una persona ha con se stessa.

Pirandello sostiene che l’uomo vive in una società che gli impone un ruolo e lo obbliga a seguire delle regole, anche se l'io vorrebbe manifestarsi in modo diverso; quindi è costretto a portare una maschera.

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Dalla Collana I Meridiani – Arnoldo Mondadori Editore

"Maschere nude"

L'uomo accetta la maschera che lui stesso ha messo o quella con cui gli altri tendono a identificarlo, ma vive nell'infelicità, con la coscienza del contrasto tra la vita che vorrebbe vivere e quella che gli altri gli fanno vivere per come essi lo vedono.

Accetta quindi il ruolo da recitare che gli si attribuisce sulla scena dell'esistenza (reazione passiva). Questa è la reazione tipica delle persone più deboli come si può vedere nel romanzo Il fu Mattia Pascal.

A volte invece, pur non accettando la maschera, i suoi protagonisti si rassegnano ad accettare il ruolo che la maschera impone, unicamente per ricavarne un vantaggio ( ad esempio La patente, Il giuoco delle parti). Questo comportamento produce una reazione umoristica -passiva.

La reazione drammatica al binomio vita-forma avviene invece quando l’uomo vuole togliersi la maschera che gli è stata imposta, ma non riesce e reagisce con disperazione. Decide quindi di essere esattamente quello che gli altri credono di vedere in lui. Naturalmente questa decisione lo costringe a vivere in una solitudine disperata che lo porta al dramma, alla pazzia o al suicidio.

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Ugo Pagliai in Enrico IV

La voluta follia (ad esempio ne Il Berretto a sonagli o in Enrico IV) è infatti in Pirandello l’unico modo per recuperare la propria identità, ma anche lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale, l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali, riducendoli all'assurdo e rivelandone l'incoscienza.

Ecco perché in drammi come Sei personaggi in cerca d’autore, o in Uno, nessuno e centomila, i personaggi, per riuscire a vivere accettano di non avere un’identità, ma solo centomila frammenti di essa e quindi di non essere nessuno.

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Sei Personaggi in cerca d’autore

8 agosto 1991, Teatro Greco di Taormina. Enrico Maria Salerno, Regina Bianchi e Benedetta Buccellato nei ruoli rispettivamente del Padre, della Madre e della Figliastra. Regia di Franco Zeffirelli. Dal 9 al 14 novembre del 1991 Franco Zeffirelli portò in scena questo spettacolo anche al prestigioso National Theatre di Londra.

Quando tu riesci a non avere più un ideale… quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose… quando tu, in una parola, vivrai senza la vita, penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore, allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così.

(da una lettera di Pirandello alla sorella Lina, 13 ottobre 1886)

GRANDI INTERPRETI DEI DRAMMI PIRADELLIANI

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Marta Abba

Pirandello e Marta Abba si conobbero a metà degli anni ‘20 e la giovane interprete, presto scritturata dal drammaturgo già quasi sessantenne, lo conquistò fino a identificarsi in una immagine vivente del teatro pirandelliano. Pirandello scrisse per lei Diana e la Tuda (1926), L’amica delle mogli (1927), Trovarsi (1932). La Abba interprete anche dei suoi massimi capolavori (tra i quali Così è se vi pare e Sei personaggi in cerca d’autore).

Tra Marta Abba e Pirandello vi fu un carteggio di oltre cinquecento lettere che durò poco più di un decennio (dal 1926 al 1936). La casa editrice Mondadori, che ha raccolto tutti i romanzi di Pirandello nella sua famosa collana “I Meridiani”, dedica un Meridiano anche a questo famoso epistolario.

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Marta Abba

Marta Abba fu una vera diva, che la stampa del suo tempo definì come “la Garbo della scena italiana”. Famosa e acclamata anche in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, era in grado di recitare ugualmente in lingua inglese e francese; fece lunghe e trionfali tournée all’estero.

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Maria Melato

Interprete nel 1917 al Teatro Olympia di Milano, in Così è se vi pare, nel ruolo della signora Frola, con la Compagnia di Virgilio Talli e in Vestire gli ignudi nel 1922 al Teatro Quirino di Roma.

Pirandello scrisse per lei e le dedicò L’Innesto:”A Maria Melato per la sua passione d’arte, fatta d’amore, di dolore, di poesia.”

Dai suoi ammiratori fu paragonata a Eleonora Duse per la straordinaria sensibilità e la grande tensione emotiva.

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Romolo Valli

Romolo Valli, nel 1954, con Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Tino Buazzelli, Annamaria Guarnieri, Elsa Albani, Ferruccio De Ceresa, formò la "Compagnia dei Giovani" che portò sulla scena numerose opere teatrali di Pirandello. Valli, sensibile interprete di queste pièces, affrontò i vari ruoli con grazia, intelligenza e grande vigore.

Significativa la sua interpretazione nel ruolo del Padre in Sei personaggi in cerca d’autore andata in scena nel 1963 e trasmessa successivamente anche in TV.

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Valeria Moriconi

Valeria Moriconi, attrice energica e sensibile, il 3 febbraio 1978 con la Compagnia della Loggetta debutta al Teatro Grande di Brescia con il dramma La vita che ti diedi, per la regia di Massimo Castri. Interpreta il ruolo di Donna Anna.

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Valeria Moriconi in La vita che ti diedi

Sempre con la regia di Castri appare in TV nel 1991 in Così è, (se vi pare) e debutta il 15 ottobre 2003 al Teatro Biondo di Palermo con Questa sera si recita a soggetto.

Il 28 gennaio 1992 al Teatro Quirino di Roma, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi interpreta Trovarsi.

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Giulio Bosetti

Giulio Bosetti, grande attore di teatro, cinema e televisione, regista teatrale, doppiatore e direttore artistico del Teatro Carcano di Milano, dall’anno 1997 al 24 dicembre 2009. Durante la sua carriera artistica ci ha regalato molteplici emozioni mettendo in scena, come attore e regista, quasi tutto il repertorio del teatro pirandelliano.

« Oh, il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene. Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà della rappresentazione io mi sento preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione, non ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio cervello, e che vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi ammattire dietro uno scoppio di fischi! »

(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 7 gennaio 1888)

Curiosità

L’8 febbraio 1994 l’astronomo belga Eric Walter Elst, scopritore di più di 3000 asteroidi, dedicò al grande drammaturgo una sua scoperta, l’asteroide 12369 Pirandello.

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