Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

15 aprile 2012

NIENTE E’ COME APPARE?

 

OTTAVIA PICCOLO AL TEATRO CARCANO

In L’ARTE DEL DUBBIO

Versione teatrale di Stefano Massini

Dal libro di Gianrico Carofiglio

Regia di Sergio Fantoni

A cura di Sandra Romanelli

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Ottavia Piccolo

“L’Arte del dubbio è un libro scritto da Gianrico Carofiglio, magistrato, politico e scrittore, noto al pubblico dei lettori per i suoi gialli con l’avvocato Guido Guerrieri. Quest’opera è sulle tecniche di interrogatorio e l’autore l’ha scritta basandosi su ricostruzioni di verbali e processi veri; nata come testo giuridico e quindi pensata per addetti ai lavori, in realtà, appena uscita, ha avuto un largo consenso di pubblico tanto da raggiungere la vetta nelle classifiche di vendita.

La Compagnia “La Contemporanea”

ha deciso di cimentarsi con questo testo così particolare che è andato in scena al Teatro Carcano di Milano dal 29/2 all’11/3/2012 con la regia di Sergio Fantoni. Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani ne sono gli interpreti principali.

Siamo stati presenti ad una delle rappresentazioni e in particolare la grande signora del teatro italiano ci è parsa davvero molto brava e convincente. Per questo abbiamo deciso di intervistarla e capire di più di questo spettacolo.

- Oggi i casi giudiziari, le indagini appassionano molto il pubblico e certamente un mondo come quello della giustizia offre ampie possibilità di immergersi in storie che nella loro drammaticità o assurdità, ben si prestano ad una rappresentazione teatrale.

Ma cosa attrae maggiormente di questa messa in scena? Forse è il fatto di rappresentare la parte più “giocosa” del processo?

-Sì, la scelta del regista Sergio Fantoni è una scelta giocosa, senza nessuna presunzione. In questa versione di Stefano Massini che trae ispirazione anche da un altro libro di Carofiglio, “La manomissione delle parole”, noi raccontiamo cinque interrogatori dove la certezza del dubbio, tramite la tecnica dell’interrogatorio e controinterrogatorio, fa da motore per mettere in discussione verità rivelate e il nostro racconto avviene a volte in modo leggero e giocoso, altre volte in maniera più approfondita.

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Ottavia Piccolo “L’arte del dubbio”

- In un mondo virtuale come quello odierno sembra che, nonostante tutto, ci sia spazio per andare anche alla ricerca del vero e del reale. Stefano Massini, afferma: “Dubbio sta per ricerca, ambivalenza, possibilità”. Non trova che sia proprio questa ricerca ad appassionare lo spettatore, poiché lo fa entrare dentro le “asprezze del contraddittorio” e lo rende partecipe di un rito nel quale egli stesso può fermarsi a considerare e a valutare le situazioni con spirito critico?

- Infatti è questo il senso del nostro spettacolo, cioè dare degli strumenti a noi stessi e al pubblico per capire quanto la certezza del dubbio sia un punto fermo ma anche un motivo di indagine per arrivare alla verità. Stefano Massini, nella sua versione, rifacendosi a G. Carofiglio fa l’anagramma di “la verità” e il risultato di questo gioco linguistico è paradossalmente “rivelata o relativa”.

- In questo testo si fa riferimento anche alle trappole nascoste tra le parole. Si parla di temi scottanti dei nostri giorni, dove le parole, a volte, diventano insidiose, altre volte, come nella pubblicità, tentano la persuasione o, come nei giornali, insinuano ambiguità.

È importante, secondo lei, attraverso lo spettacolo, porre l’accento sui problemi della società odierna?

Sicuramente sì, noi abbiamo visto che il pubblico si lascia coinvolgere in questo, è molto interessato agli argomenti di attualità.

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Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani “L’arte del dubbio”

- Lei è stata definita una delle attrici più raffinate nel mondo dello spettacolo. Aveva solo undici anni quando venne scelta per interpretare la piccola Helen, cieca e sordomuta, nella commedia Anna dei miracoli di William Gibson insieme ad Anna Proclemer, con la regia di Luigi Squarzina. Fu un’interpretazione da grande professionista.

Fu allora che decise cosa avrebbe fatto da grande?

- No, la decisione di fare il mestiere di attrice arrivò più tardi, tra i sedici e i diciassette anni. Quell’interpretazione fu per me un gioco, ma effettivamente segnò l’inizio della mia carriera.

- Più tardi cinema, televisione e teatro se la sono contesa. La vediamo infatti in TV ne Le notti bianche di Dostoevskij (1962) e nella serie televisiva Il mulino del Po (1963), nel cinema con Il gattopardo, il celebre film di Luchino Visconti sempre nel 1963. Nel 1970 al Festival di Cannes riceve la Palma d’oro come migliore interpretazione femminile nel film Metello di Mauro Bolognini. Nel 1972 Giorgio Strehler la sceglie per interpretare la parte di Cordelia e del Fool in Re Lear di Shakespeare. La sua interpretazione rimane indimenticabile. Nel cast c’erano i più grandi attori di teatro.

Come ricorda Strehler e cosa le è rimasto di quell’esperienza?

- Re Lear di Shakespeare fu un lavoro molto importante e Strehler è stato un grandissimo regista che trattava ogni attore in modo differente, a seconda di ciò che voleva ottenere o comunicare. Lo definirei un grande Demiurgo.

- Anche il film francese si è interessato a lei; la troviamo ne L’evaso di Pierre Granier-Deferre tratto dal romanzo di Simenon (La Veuve Couderc) al fianco di Simone Signoret e Alain Delon e in Mado (1976) di Claude Sautet; mentre in quello italiano è presente in Serafino (1978), La famiglia (1987), rispettivamente per la regia di Pietro Germi e Ettore Scola. In TV è presente in sceneggiati e miniserie televisive con i più grandi registi, da La coscienza di Zeno (1988) di Sandro Bolchi, a La Certosa di Parma (1982) di Mauro Bolognini, per citarne solo alcuni. Qual è la forma di spettacolo che preferisce e perché?

- Con il teatro mi sento più a mio agio perché ho maggiori possibilità di scegliere di interpretare ruoli che mi piacciono; perciò ultimamente mi dedico soprattutto a questa forma d’arte. Inoltre in televisione e nel cinema, i ruoli a disposizione diminuiscono con il passare degli anni.

- Senza dubbio lei è un’attrice impegnata e completa. Nelle ultime stagioni teatrali la troviamo in ruoli particolarmente interessanti e diversi. In Candido di Voltaire, per la regia di Stefano Massini è una piacevole ed intrigante Augustine, mentre in Donna non rieducabile di Stefano Massini, per la regia di Silvano Piccardi, interpreta Anna Politkovskaja, giornalista russa, assassinata da un sicario a causa del suo impegno sul fronte dei diritti umani. Una professionista scomoda perché voleva rivelare verità che il potere vuole invece tenere nascoste. E poi Donna non rieducabile e L’arte del Dubbio, due copioni tanto differenti tra loro, ma con un punto in comune: la ricerca della verità. Cosa si prova a trasmettere alla gente, grazie al valore della propria arte, messaggi così importanti e profondi?

- Il teatro ha sempre cercato di trasmettere messaggi. Noi attori facciamo un percorso essenziale insieme al pubblico e vogliamo parlare di quello che ci sta intorno per aiutare noi stessi e la gente a capire, anche mettendo in discussione le certezze attraverso il dubbio.

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Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani in scena al Teatro Carcano di Milano dal 29/2 all’11/3/2012.

“In questo testo ci sono spunti di riflessione…. E soprattutto ci sono le storie… Storie ridicole, avvincenti, storie drammatiche o tragiche. Schegge del reale, pezzi di vita che, raccontati sul palcoscenico del processo, diventano modelli del mondo. Perché, in fin dei conti, questo è sempre stato un libro di storie e sulle storie. Perché le storie sono tutto quello che abbiamo”.

Gianrico Carofiglio

“Scorrono i più svariati casi di cronaca, nelle preziose pagine volteriane di Carofiglio, come un mosaico di tessere imprevedibili, dove molto spesso niente è come appare.”

Stefano Massini

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