Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

17 febbraio 2012

SFX: costruire l’impossibile–1a puntata

di Laura Laciniati – 1a puntata

Molto spesso veniamo rapiti ed affascinati nei film Horror, di Azione, Thriller o Fantascienza dai famosi ‘Effetti Speciali’, ma poche persone conoscono l’origine di questi, il loro uso e come vengono applicati sul set. A partire da oggi, il mio intento e’ di spiegare brevemente sulle pagine di Cieli di Parole, le loro origini e la loro classificazione.

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Laura Lacianiti (a destra) Makeup artist e tecnica degli SFX al lavoro su una “piccola” zombie “from Los Angeles”.

Gli effetti speciali sono un insieme di tecniche e tecnologie che vengono utilizzate nel cinema, nella televisione e nel teatro per simulare degli avvenimenti impossibili da rappresentare in maniera tradizionale, in quanto troppo dispendiosi, pericolosi, o semplicemente contrari alle leggi della natura. Grazie agli effetti speciali, detti più semplicemente "trucchi" (e indicati spesso con l'acronimo "SFX"), lo spettatore ha l'illusione ottica e/o acustica che un determinato fatto stia accadendo o sia accaduto realmente.

Un accenno storico

Gli effetti speciali sono una delle caratteristiche particolare del cinema fin dai tempi degli esperimenti compiuti dal regista francese Georges Méliès, inventore dei primi rudimentali “effetti visivi”, spesso ottenuti con semplici tecniche di montaggio.

Egli riuscì, ad esempio, a simulare la sparizione di una persona giuntando due inquadrature di uno stesso ambiente: la prima mostrava la persona, mentre la seconda solo l'ambiente vuoto. Altri suoi esperimenti riguardarono la sovrapposizione di due o più pellicole per simulare ad esempio lo sdoppiamento di una persona. Questi rudimentali effetti erano una delle attrattive dei primi cinematografi (come ad esempio i nickel odeon americani), spesso inseriti all’interno dei luna park e furono quindi determinanti per la diffusione del cinema nei primi decenni del novecento.

 

Gli effetti si sono evoluti nel corso degli anni raffinandosi man mano con l'introduzione di nuove tecniche di ripresa, come ad esempio lo "stop-motion/passo uno" chiamata anche “ripresa a passo uno”, metodo di ripresa cinematografica e di animazione. Lo stop motion è una tecnica di animazione per rendere un oggetto in movimento per conto suo. L'oggetto viene spostato in piccoli movimenti per ogni fotogramma, individualmente fotografato, creando l'illusione del movimento quando la serie di fotogrammi e’ montato in una sequenza continua. Figure di plastilina sono spesso utilizzate in stop motion per la loro facilità di riposizionamento. Il passo uno sfrutta una particolare cinepresa che impressiona un fotogramma alla volta, azionata dall'operatore/animatore. Questa tecnica diede vita al King Kong del 1933 e ai famosi scheletri guerrieri di Ray Harryhausen.

Altre tecniche negli Effetti Speciali vedevano l'uso di "miniature", cioè, modelli in scala che venivano utilizzati come effetti visivi da parte dell'industria dell'intrattenimento già dai primi giorni di cinema. Solitamente i modelli e le miniature sono copie di persone, animali, edifici, ambienti e oggetti. Miniature, modelli o piccole scenografie vengono utilizzati per rappresentare le cose che non esistono realmente o che sono troppo costosi e difficili nel film in realtà da realizzare, come le esplosioni, inondazioni o incendi, riproduzioni in scala ridotta di un ambiente o di un oggetto di grandi dimensioni. Leggendarie sono ad esempio le dettagliatissime miniature usate nel 1968 in 2001: Odissea nello spazio.

Negli anni Settanta si iniziò ad utilizzare il Prosthetic Makeup (chiamato anche FX Prosthetis).

Sono protesi create da modelli scultorei utilizzando tecniche varie per creare Effetti di Makeup sofisticati. Il Prosthetic Makeup è stato rivoluzionato da Dick Smith nel film Little Big Man.

Il processo di creazione per un Prosthetic Makeup inizia con lifecasting, il processo di prendere un’impronta di una parte del corpo (spesso il viso) da utilizzare come base per scolpire la protesi.

Il lifecast delle parti anatomiche sono realizzati in alginato, poi successivamente viene realizzata una copertura di questa in bende gessate, in quanto il calco iniziale di alginato è relativamente debole e flessibile e tenderebbe a rompersi non avendo una copertura esterna.
Una volta che il negativo è stato creato viene subito riempito di gesso o cemento per realizzare il "positivo". La forma della protesi è scolpita in plastilina o in creta in cima al positivo. I bordi delle modellatura devono essere più sottile possibile, per far sì che la protesi scolpita vada aderire perfettamente sulla pelle una volta creata. Lungo i bordi del calco in gesso vengono create delle "chiavi": sono una particolare forma scolpite o intagliate fatta assumere al gesso di un negativo in due o più parti che consente alle parti stesse di chiudersi incastrandosi perfettamente tra loro. . Una volta creata la scultura prostetica sul volto viene realizzato un secondo calco negativo costituito dà due o più pezzi per poi avere il positivo del viso con la protesi scolpita. Una volta realizzati positivo e negativo, i calchi vengono spennellati con dell’isolante e viene gettato all’interno della cavità dello stampo, il materiale protesico. Quest’ultimo può essere schiuma di lattice a caldo o freddo , gelatina, silicone o altri materiali simili. Una volta che la protesi è pronta all’interno dello stampo, le parti del calco negativo vengono delicatamente ed accuratamente rimosse dal positivo e la protesi sarà pronta per essere utilizzata.

Sempre negli anni Settanta sono stati utilizzati i primi "animatroni" (animatronic): complessi sistemi meccanici ed elettronici comandati a distanza in grado di compiere dei semplici movimenti. Erano rivestiti di vari materiali (stoffa, lattice, vetroresina, ecc.) e quindi truccati da maestri quali, ad esempio Carlo Rambaldi e l'americano Rick Baker. Furono utilizzati per gli effetti speciali di King Kong (1976), Alien (1979), E.T. (1982), e divennero sempre più sofisticati, integrando le tecniche della robotica, fino ad essere utilizzati in film di fantascienza come RoboCop e Terminator. Alla fine degli anni Ottanta l'avvento della grafica computerizzata rivoluzionò il mondo degli Effetti speciali: nel 1993, con il film Jurassic Park di Steven Spielberg , l'Industrial Light & Magic di George Lucas stupì il mondo, mostrando dei realistici dinosauri alle prese con gli attori in carne ed ossa. Già un anno prima il pubblico aveva potuto assistere alle meraviglie dell'animazione digitale nella pellicola Terminator 2, dove venne utilizzato il procedimento detto "morphing": consisteva nella trasformazione fluida e graduale consentendo ad un oggetto di “sciogliersi” e di assumere le sembianze di un altro oggetto. Questo effetto può essere utilizzato su oggetti, persone, volti e paesaggi.

Grazie al computer e ad altre tecniche avanzate come il Blue Screen o Compositing Chroma key, tecnica digitale per la composizione (stratificazione) di due immagini insieme gli SFX si sono evoluti. Una gamma di colori nello strato superiore è reso trasparente, rivelando un'altra immagine dietro. La tecnica del chroma key viene usata prevalentemente per le trasmissioni televisive delle previsioni del tempo, in cui il presentatore e’ in piedi di fronte ad una mappa di grandi dimensioni , ma in realtà è davanti ad uno sfondo blu o verde, le mappe meteorologiche vengono aggiunte digitalmente nell'immagine in cui il colore è blu o verde. Se il meteorologo indossa abiti blu, i suoi vestiti saranno sostituiti con il video di sfondo. I colori blu e verde sono considerati come i colori che si avvicinano meno ad il tono della pelle. Con l’avvento del Blue Screen negli effetti speciali si sono dimezzati i costi di produzione, liberando di conseguenza la fantasia di sceneggiatori e registi. Si possono infatti realizzare enormi scenografie virtuali, epiche battaglie con migliaia di comparse digitali animate da appositi software (per animare le schiere del Signore degli Anelli è stato sviluppato un programma chiamato "massive" in grado di fornire una rudimentale quanto efficace intelligenza artificiale ad ogni singola figura), mostri di tutte le dimensioni sempre più realistici, duelli acrobatici sempre più spettacolari (come nel film Matrix, che introdusse il cosiddetto bullet time, in cui la macchina da presa si muove più velocemente e il tempo dell'azione appare rallentato), nonché epiche scene d'azione che coinvolgono attori reali e creature digitali (un esempio il remake di King Kong di Peter Jackson). Tutto questo ha condotto alla fine dell'epoca dei kolossal in cui erano impiegate migliaia di comparse, anche se bisogna ammettere che molti degli effetti, ancora oggi, dipendono dalla creatività di coreografi, controfigure, truccatori, disegnatori, ecc. Non è un caso che alla realizzazione della trilogia de Il signore degli anelli abbiano lavorato più di mille persone.

Spettri cinesi a Milano: il lavoro di trucco di Shuyi

Nel lavoro di Makeup realizzato sulla nostra attrice cinese Shuyi Hu, mi e’ stato proposto di rappresentare un fantasma-demone cinese, la Hua Pi, per l’episodio pilota, HUA PI: il male torna sempre, della miniserie tv ASIAN HORROR scritto e diretto da Fabio Fox Gariani in collaborazione con CHANNEL 24. Prima di iniziare a progettare il trucco di un Personaggio o Character, il Makeup artist per prima cosa deve confrontarsi con il regista per capire il tipo di risultato “visivo”che lui vuole dare all’attore nel film, quindi si fanno delle scelte preliminari di come verrà realizzato il primo test di makeup, vengono creati dei disegni raffiguranti i vari step del trucco e le caratteristiche del character. A questo punto si passa al primo “test prova” di makeup; il più delle volte non basta un solo test ma spesso ce ne vogliono tre o quattro prima di arrivare all’effetto desiderato.

Nel caso di Shuyi Hu nel primo Test di makeup per il Character del Fantasma cinese, sono state coperte le sopracciglia con della plastilina (che solitamente viene utilizzata per realizzare piccole ferite, tagli e cicatrici): in questo caso sono state eliminare le sopracciglia dal viso per dare al volto un’effetto ancor più inquietante. Una volta coperte le sopracciglia viene passato un liquido trasparente chiamato Sealer è un liquido che forma un film trasparente di plastica; si usa sulle protesi in lattice e sulla plastilina, questo da modo di sigillare la protesi o il lavoro fatto in plastilina. Una volta asciutto si può andare a truccare la parte con il makeup.

Per valorizzare la pelle pallida e cadaverica del Fantasma ho utilizzato una base grassa bianca su tutto il viso, collo e sulle braccia tipo “cerone”; il colore viene steso con una spugnetta morbida.

Una volta coperta uniformemente tutte le parti con il colore viene data una base di cipria trasparente: servirà per fissare il colore alla pelle rendendola più opaca ed uniforme.

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Copertura sopracciglia con plastilina e sealer su Shuyi Hu. Foto Irene Zucchiatti. CIELI DI PAROLE e CHANNEL 24.

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Base makeup con base grassa bianca e applicazione cipria trasparente. Foto Irene Zucchiatti. CIELI DI PAROLE e CHANNEL 24.

Finita la base bianca della pelle, si inizia ad utilizzare il colore per creare i toni di luce e di ombra nonché i vari dettagli; per il viso ho utilizzato degli Aquacolor, colori all’acqua, realizzando dei toni viola-blu sull’arcata sopraccigliare degli occhi e sulle tempie, per rendere lo sguardo più aggressivo, più intenso il colore all’interno dell’occhio e sfumato andando verso l’esterno del viso. Poi con il colore rosso ho evidenziato la parte bassa dell’occhio per dare l’effetto insanguinato. In alcuni casi si possono utilizzare delle gocce di color rosso (ovviamente non nocive all’occhio) da inserire all’interno del bulbo oculare per rendere ancora più realistico l’effetto dell’occhio insanguinato.

Nel caso del makeup di Shuyi avevamo già pensato di utilizzare delle lenti a contatto rosse “Effetto demonio”.

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Un sorriso affascinante dal mondo degli spettri cinesi. Applicazione lenti a contatto rosse “effetto demonio”. Foto di Irene Zucchiatti. CIELI DI PAROLE e CHANNEL 24.

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Venite da me! Makeup finale di Shuyi Hu per la parte del fantasma cinese. Foto Irene Zucchiatti. CIELI DI PAROLE e CHANNEL 24

Finito lo step colore sono intervenuta con il sangue artificiale: il sangue finto può essere suddiviso in due categorie, a seconda dell’uso che ne viene fatto: uso esterno (applicato sulla pelle o sulla protesi) ed uso interno (fuoriuscente dalla bocca). Per il sangue ad uso interno si usano delle capsule in gelatina riempite con del sangue artificiale fatto di sostanze e pigmenti alimentari: queste vengono tenute in bocca e rotte al momento opportuno nella scena per far fuoriuscire il sangue.

Il sangue delle capsule e’ stato anche applicato a pennello sui denti e ai lati della bocca.

Per finire il makeup del viso, come ho già detto precedentemente, abbiamo applicato all’attrice delle lenti a contatto rosse del dare un effetto ancora più forte al Character.

Per le mani, invece, prima di applicare la base grassa bianca, volevamo creare sul dorso delle mani un’ effetto di pelle lacerata. Quindi ho applicato uno strato di gelatina chiamata Gelafix. E’ una gelatina venduta in commercio in panetti solidi, di colore trasparente, color carne e rossa; viene utilizzare per realizzare ferite, cicatrici, ustioni, ecc.

Questa viene messa a bagnomaria per circa cinque minuti in acqua calda; una volta sciolta, viene presa una piccola quantità con una spatolina e applicata sulla parte dove si vuole realizzare l’effetto.

Ovviamente prima di applicarla ci si accerta che non sia troppo calda per evitare spiacevoli inconvenienti al nostro attore/attrice e si inizia a modellare sulla parte. Un volta realizzata la forma desiderata si procede all’applicazione del makeup. Quindi abbiamo iniziato come per il viso e il collo formando una base di colore con la base grassa bianca; una volta coperta tutta la zona viene passata la cipria trasparente per compattare il colore e per renderlo opaco, e con lo stesso procedimento del viso, si inizia a colorare con i colori ad acqua. In questo caso vengono colorate anche le unghie delle mani con del colore nero per infondere l’effetto ancora più spettrale. Si potrebbero utilizzare anche delle unghie finte trattate.

Completato il colore, si passa alla fase finale del sangue. In questo caso abbiamo utilizzato del sangue artificiale esterno che ho applicato all’interno della protesi realizzata con la gelatina.

Come si realizzano le ferite

Esistono diverse tipologie di ferite che possono variare a seconda della tecnica di materiale e dalla realizzazione: ematomi, ferite, tagli, cicatrici, ustioni, lacerazioni.

Per un’ottima realizzazioni di makeup è importante, oltre al tipo di protesi applicata o creata al momento, soprattutto dare la giusta resa cromatica dell’effetto che si vuole ottenere.

Quando si deve realizzare un trucco speciale che può variare da una semplice ferita ad un’ustione, fino ad arrivare alla realizzazione di un corpo in decomposizione alla CSI, il makeup artist va’ alla ricerca di materiale fotografico utilizzando libri di medicina, anatomia, chirurgia oppure direttamente su internet, documentandosi e prendendo spunto dalle immagini per realizzare il suo makeup il più possibile simile alla realtà, studiando i colori, i tessuti, il tipo di sangue ecc.

Certo, la cosa non è molto allegra ma per avere un’ ottimo risultato questo è il modo migliore per lavorare nel magico mondo degli SFX!

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Effetto ustione.

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Dettaglio di un effetto ustione.

Delle indicazioni generali per il trucco dei tagli e delle cicatrici bisogna tener presente che le ferite recenti presentano un’ alone più chiaro tutt’intorno. Le cicatrici vecchie invece sono pi può chiare a causa del tessuto cicatriziale che non ha una normale capacità di pigmentazione e di vascolarizzazione. Le ferite e i tagli devono essere ricoperti di fondo naturale color pelle, schiarendo leggermente i due labbri, per ricreare l’ischemia del tessuto più o meno necrotizzato.

Il solco della ferita deve essere colorato di rosso o rosso bruno, a seconda dell’età della ferita: un alone rosso violaceo, se necessario, ne esalterà la naturalezza.

Se la lacerazione è fresca si conclude il makeup con della vaselina e con il sangue finto.

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Laura al lavoro con una applicazione per protesi in gelatina.

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Quando il vetro è tutto! Trucco finale con applicazione vetri finti e sangue.

Come dicevo precedentemente ci sono diverse tecniche per realizzare le ferite. La prima tecnica, la più semplice da realizzare, è la ferita fatta con dei semplici fazzolettini di carta e del lattice liquido prevulcanizzato. Inanzitutto spieghiamo che cos’è il lattice prevulcanizzato: è una sostanza gommosa liquida che serve per costruire pezzi protesici flessibili. Si trova solitamente nei negozi specializzati di Makeup o in quelli di Carnevale. Il lattice è solitamente bianco ma può essere facilmente tinto con l’aggiunta di piccole quantità di colore concentrato, di colore vegetale o di polveri di makeup che lo rendano della cromia della tonalità di pelle desiderata. Il lattice, una volta sciutto e’ normalmente più scuro.

La ferita in lattice e carta è realizzata strappando una striscia di carta , facendo attenzione che i margini di essa risultino ben frastagliati; la striscia deve essere più lunga e più larga del taglio che si vuole realizzare; la striscia va incollata sulla pelle con del lattice liquido o del mastice ed aperto al centro , allargando i bordi in modo irregolare. Quest’operazione va eseguita prima che il lattice si asciughi. Per rinforzare la piccola protesi, si possono alternare il lattice e pezzetti di fazzolettini di carta, ricordando che ogni volta asciutto lo strato di lattice va incipriato con cipria o borotalco per far che il pennello non si attacchi al lattice asciutto ( il lattice asciutto non incipriato appiccica).

Una volta finita la nostra ferita si tamponano i contorni con del lattice denso lungo le attaccature, si asciuga. Se volete aiutandovi, con il phon, si passa il sealer andando al trucco.

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Realizzazione ferita con lattice e fazzoletti di carta

Un’altra tecnica è la ferita con plastilina e il lattice. Questo trucco crea un effetto tridimensionale di ferite con i labbri rialzati ed e’ quindi molto realistico. La plastilina per il viso e’ un materiale ceroso e flessibile, utilizzato per modificare il naso e altre parti del viso, solitamente viene venduta in confezioni piccole oppure in piccoli panetti. Come si procede: si prende una piccola quantità di plastilina, solitamente la si attacca bene alla pelle ma per essere sicuri che si aggrappi meglio, si può pennellare dove vogliamo creare la nostra ferita con il mastice, poi prendendo un pezzo di cotone idrofilo lo andiamo ad attaccare alla parte della pelle in cui abbiamo messo il mastice, mescolando i fili di cotone con la plastilina in modo che esso aderisca bene. A questo punto possiamo iniziare a modellare la nostra plastilina con delle mirette o un bastoncino di legno creando una piccola cunetta allungata; dopodichè creata la forma desiderata si incide longitudinalmente con uno strumento appuntito, in modo da creare due labbri ben staccati.

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Il prezzo di dirigere una rivista online. Fabio Fox Gariani, il “nostro direttore” con i segni dopo una riunione di redazione. Foto Laura Laciniati.

Bisogna cercare di fare in modo che le due estremità della ferita risultino naturalmente digradanti e che il taglio nell’insieme non risulti troppo diritto. Poi per sigillare il tutto possiamo dare uno strato di lattice liquido o di sealer lungo tutta la ferita, ricordandoci di non premere troppo altrimenti andremmo a rovinare tutto il lavoro fatto asciugare e infine incipriare a passare al trucco.

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Litigato con la fidanzata? Ferita “artigli” realizzata in plastilina.

Poi si possono realizzare i tagli e le cicatrici su lastra, esistono delle tecniche comode ed efficaci per creare questi piccoli effetti ed ottenere una piccola serie di tagli, cicatrici e fori di proiettile, già pronti da essere utilizzati in caso di necessità. I metodi sono il lattice prevulcanizzato e lo schiumato. Il lattice schiumato e’ un materiale utilizzato nella costruzioni delle protesi. Si presenta come una specie di spugna a fori piccolissimi di tipo gommoso piuttosto elastica e leggera. E’ per questo che lo si preferisce al lattice prevulcanizzato, che e’ meno elastico e più pesante.

Esistono in commercio due tipi di lattice schiumato quello a cottura e quello a freddo.

Il lattice schiumato a cottura è composto da tre elementi, Componente A Componente B e Componente C: questi tre elementi verranno miscelati insieme con grammatura differente, questo cambierà d’unità di misura a seconda di quanto materiale si vorrà preparare. Solitamente l’agente C è il componente di reazione chimiche, questo significa che una volta aggiunto componente insieme a quello A+B si innesche una reazione chimica e il lattice si gonfierà aumentando di volume. Il lattice prima della reazione chimica viene versato all’interno del calco e chiuso accuratamente, una volta finita la reazione chimica e fuoriuscito il materiale d’eccesso, il calco verrà inserito nel forno e il lattice cotto. I processi per il lattice schiumato a caldo sono molto lunghi e prevedono 4-5 ore.

Il lattice schiumato a freddo è consigliato per realizzare piccole protesi che non richiedono una grande elasticità poiché questo tipo di materiale è più rigido di quello a cottura. I vantaggi di questa schiuma sono che è più facile da lavorare e che la protesi sarà pronta in soli 20 minuti, utilizzando gli stessi calchi usati per il lattice a cottura, senza l’utilizzo del forno.

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Alcuni esempi di protesi realizzate con lattice schiumato a cottura.

Ritornando al nostro discorso di come creare la ferite su lastra, si può utilizzare una base di vetro, marmo o formica: si modellano le forme desiderate di cicatrici più o meno estese, con i labbri più aperti, altre saturate e co via. Una volta finita la modellatura si unge con la vaselina la superficie del ripiano rimasta scoperta (la vaselina farà da separatore); si prepara poi il pozzetto con delle assi di legno e si fa una colata di gesso o di Idrocalk per ottenere un blocco piuttosto solido.

Asciutto il gesso, si stacca la lastra che va pulita dalla plastilina; co facendo avremo ottenuto il ”negativo” delle nostre protesi.

Poi con il lattice prevulcanizzato andremo a pennellare all’interno del calco delle nostre protesi e con il metodo di stratificazione, dando più passate con il lattice otterremo le nostre protesi.

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Alcune protesi realizzate per un progetto cinematografico.

Mentre con il lattice schiumato, seguendo le indicazioni precedenti si prepara una lastra grande abbastanza da contenere le ferite, si unge tutto il gesso con un separatore oppure olio di ricino e si modellano le forme e si scavano le chiavi. Lo spazio di gesso non coperto dalla modellatura e dalle chiavi verrà riempito con la plastilina. Si passa con cura del separatore su tutto il gesso rimasto esposto, si ricolloca il pozzetto fatto con le assi di legno e si cola il gesso. Dopo aver lasciato asciugare , i due stampi vanno separati e puliti con attenzione. A questo punto si potrà procedere con la schiumatura a caldo o a freddo.

Backstage di Haunting of the Winchester House

Regia Mark Atkins, The Asylum, Blockbuster Movies, USA 2009

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=KK4O1-IS5JA

Il plot: due coniugi accettano di prendersi cura per pochi mesi di una tetra mansion in California e vi si trasferiscono con la figlia adolescente. I due iniziano presto ad esser tormentati da diversi spiriti che abitano nella casa e, quando questi rapiscono la figlia, si rivolgono ad un investigatore del paranormale.

In questo film ho avuto la possibilità di lavorare sia nella creazione degli Effetti Speciali in laboratorio, sia sul set della pellicola come makeup artist. Lavorare alla creazione degli effetti e’ veramente molto divertente: in questo caso ho lavorato nella realizzazione di diversi Effetti Speciali tra cui la maschera del “bambino-mostro” (senza occhi e con i denti a squalo), il “bambino- mostro” che gattona sul pavimento e la mummia che si scopre all’interno di una cassa .

Hauting of the Winchester House e’ stato girato in 3D.

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La locandina ufficiale del film diretto da Mark Atkins.

Per la realizzazione della maschera del “bambino-mostro” che appare dal letto, abbiamo realizzato il Lifecast o Lifecasting dell’attore. Il lifecast è il processo di creazione di una copia tridimensionale di un corpo umano vivente: testa, braccia, gambe, mani o addirittura corpi interi.

Il materiale più comune utilizzato per realizzare le copie e’ l’alginato. L’alginato e’ una polvere per impronte, di origine naturale (estratto da alghe) che mescolato con l’acqua crea una crema che viene applicata sulla parte del corpo che si vuole riprodurre; una volta solidificata, l’alginato registrerà ogni dettaglio della pelle umana ad esempio, le impronte digitali, rughe, nei, cicatrici, pori. Ma i vari processi del lifecast li vedremo prossimamente su Cieli di Parole.

Una volta realizzato il “positivo” del volto, si inizia a modellare su di esso con la plastilina la maschera, completata la modellatura, si realizza in “negativo” di questa. Per realizzare la maschera abbiamo utilizzato il lattice schiumato a caldo. La maschera indossata risulta molto morbida e fatto un taglio dietro per agevolare l’applicazione poi chiusa con del velcro. Viene colorata con dei colori speciali per il lattice ed infine sono applicati i denti con una colla speciale. Quest’ultimi sono realizzati con della resina auto polimerizzante: si tratta di una polvere che, associata ad uno speciale liquido (polimero e monomero) si solidifica in fretta. Viene usata per la costruzione dei denti e delle protesi dentali, e’ disponibile in diverse tonalità di bianco per i denti, di rosa per le gengive e trasparente per impianti di ortodonzia. Per la scena del “mostro-bambino” mentre gattona sul pavimento abbiamo utilizzato come meccanica uno di quei bambolotti che camminano in ginocchio e abbiamo costruito su di quello una testa uguale a quella della maschera sempre il lattice schiumato a caldo.

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Laura Laciniati su una delle creature per il film Haunting of Wichetsre House. Fase di pulitura della maschera realizzata in lattice a caldo.

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Lavorazione maschera finale.

Per la mummia all’interno della cassa, per prima realizzando uno scheletro, in seguito con il lattice liquido e della garza, abbiamo applicato una serie di strati di garza e lattice su tutto il corpo per simulare l’effetto dei tessuti molli. Il corpo è poi stato colorato con dei colori per il lattice ed acrilici, dandogli le ombreggiature di toni di marrone scuro e nero; infatti, nella storia le mummie, venivano cosparse di una sostanza viscosa chiamata bitume. La parola araba trae origine dal colore nero che caratterizza la pelle delle mummie private delle bende.

Per i denti sono state realizzate due protesi dentali. Successivamente sono state colorate di ocra e marrone per dare l’effetto deteriorato ed infine smaltate con del trasparente. Per i capelli è stata utilizzata una parrucca, incollata, poi trattata con della terra e del gel. Completato il tutto indossato è stato indossato il vestito bianco.

Backstage di You’re Next

Regia di Adam Wingard, HanWay Films, Lionsgate, USA 2012

Il plot:durante una riunione di famiglia, uno dei figli porta la sua nuova ragazza a casa sua per festeggiare l'anniversario di matrimonio dei suoi genitori. La serata della famiglia viene sconvolta a causa di una banda di assassini mascherati da lupi bianchi che cominciano a dar loro la caccia uccidendoli uno ad uno in modo atroce. Ma una delle vittime ha un talento segreto…quello di saper combattere.

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La locandina ufficiale del film diretto da Adam Wingard.

In questo film ho lavorato come assistant makeup artist . Molte scene del film sono state girate di notte; solitamente si iniziava a lavorare dalle cinque del pomeriggio. Le riprese partivano intorno alle 22 di sera fino alle 4-5 del mattino. Molti film horror vengono girati di notte per ricreare l’atmosfera tetra e di suspence. A volte non e’ possibile realizzare foto all’interno dei set per una questione di privacy, sfortunatamente non mi e’ stato concesso di riprendere o fotografare i miei makeup. Uno dei makeup più riusciti e stato quello realizzato sull’attrice Amy Seimetz, dovevamo simulare un taglio d’accetta sulla fronte e dei pezzi di vetro su tutto il viso.

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Amy Seimetz, una delle attrici del cast artistico di You’re Next.

Per il taglio d’accetta abbiamo utilizzato del silicone a due componenti (A e B) Ideali per la creazione di effetti cutanei a tridimensionale quali ferite, cicatrici e ustioni oltre che per nascondere le anomalie della pelle indesiderate. Mescolando accuratamente il componente A con il B si crea direttamente sulla pelle l’effetto che si vuole dare aiutandosi con piccole spatoline o mirette. Il processo di polimerizzazione (solidificazione) inizia dopo 5-6 minuti dall’assemblaggio dei due componenti. Una volta asciutto, si inizia a creare con i colori per silicone il makeup e infine viene applicato del sangue liquido. Per l’effetto dei vetri nella pelle, esiste in commercio un liquido chiamato Collodio che può essere colorato oppure trasparente. Questo liquido applicato sulla pelle a contatto con l’aria si raggrinzisce, dando l’effetto rientrante dove si va a passare con il pennello. Anche questo materiale viene utilizzato come base per ferite e deformazioni. Creato il nostro taglio, in questo caso di color rosso, con del bianco e un piccolo pennellino si vanno a creare dei piccoli contorni intorno al nostro taglio per dare l’effetto tridimensionale. Poi con del mastice si vanno ad applicare i pezzetti di vetro (ovviamente finti) fatti di plastica o gomma trasparente e infine il sangue.

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Amy Seimets in una sequenza del film di Adam Wingard.

In una sequenza del film, la vittima si trovava riversa su di un tappeto, precedentemente trascinata dal killer. In questo shooting, l’attrice e stata ricoperta da terra e foglie, poi il sangue liquido e’ stato inserito all’interno di piccole pompe collegate ad d’aria compressa e spruzzato su tutto il corpo, mentre il sangue più denso e’ stato applicato sul taglio della testa, nell’occhio e sui capelli con delle siringhe.

Nella prossima puntata “Zombie e dintorni” paleremo di come realizzare il makeup da zombie e da mummia, le tecniche e gli step di come creare il calco di un volto e tante altre curiosità riguardanti gli SFX. Un viaggio a partire dall’indimenticabile La notte dei morti viventi di George Romero alla recente serie culto The Walking Dead, tanto cara alla redazione di CIELI DI PAROLE.

Non mancate!

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