
Guanda - pp. 359 - € 18.00
A cura di Lea Miniutti
La fuga rocambolesca dal carcere di Lodi di un detenuto di colore e una rapina in villa lasciano sul terreno parecchi cadaveri. Queste scene in apertura del volume ci fanno pensare a un giallo con tutti i crismi. Tornano l’ispettore Ferraro e il commissario Elena Rinaldi, già personaggi di un altro fortunato libro di Biondillo, ma i lettori che pensano di tuffarsi in quel filone letterario resteranno delusi, perché l’autore invece trasforma i materiali del killer in un bel romanzo.
La trama si spezza e si ricompone, un flusso di coscienza continuo, un intreccio di vite private e storie di malavita, un andirivieni da un episodio all’altro fin quasi a far perdere il filo della narrazione. Poi, tutto trova posto nelle caselle giuste e il puzzle si ricompone. Ed è proprio questo il fascino del testo.
Complice la nebbia fitta che avvolge la pianura padana, durante il trasporto in ospedale del detenuto, un commando assalta l’ambulanza; gli accompagnatori cadono sotto i colpi mortali e il carcerato sparisce. Vengono allertati tutti i commissariati di polizia.
L’ispettore Ferraro, che stava indagando su una rapina in villa finita nel sangue, lascia Milano per trasferirsi a Roma chiamato dal commissario Rinaldi, che si sta occupando della fuga dal carcere di Haile Moundou.
Una pattuglia capeggiata da Ferraro parte da Lodi, scena del crimine, sulle tracce dell’evaso. Gli agenti sono costretti a spostamenti rocamboleschi, perché Haile non solo dimostra di conoscere bene l’Italia, ma ha anche dei complici fra cui la bella Zahra. In flashback rivediamo tutta la vita di Moundou, dall’infanzia in Eritrea, ancora colonia italiana, al carcere e infine la morte in Italia.
Mentre il commissario Rinaldi non perde mai di vista i suoi uomini e si mescola a essi nelle operazioni più impegnative, Biondillo ci racconta il rapporto fra lei e l’ispettore Ferraro. Rapporto interrotto e poi ripreso, comunque mai chiuso definitivamente. Sì, anche i poliziotti più severi hanno… le loro debolezze! Ma questa volta, a operazioni concluse, l’ispettore Michele Ferraro rientra a Milano al commissariato di Quarto Oggiaro. Lei, il commissario Elena Rinaldi, resta a Roma.
Anche nell’ultima pagina, come nella prima, l’autore fa scendere la nebbia sulla scena: chiudiamo il libro. Ma dopo trecentocinquantanove pagine ci piacerebbe ricominciare daccapo, per restare ancora insieme ai personaggi che animano questo romanzo e godere delle atmosfere davvero speciali che ci racconta Biondillo.

Grazie.
RispondiElimina