Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

30 gennaio 2012

Laboratorio di scrittura creativa–Gennaio 2012

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a cura di

Paola Carbellano e Annalisa Petrella

Cari lettori,

in gennaio abbiamo ricevuto numerosi lavori sull’INCIPIT: la triade Parigi – gatto -cameriere ha avuto successo. Siamo proprio contente che abbiate voglia di seguire il nostro percorso e di interagire con noi, sottoponendoci le vostre “creazioni” . Come di consueto abbiamo letto tutto e vi abbiamo risposto individualmente.

Il testo scelto per la pubblicazione di gennaio è:

“Notte a Parigi” di Costanza Velati.

Congratulazioni all’autrice!

Il racconto è pubblicato qui sotto.

Grazie a tutti  per averci scritto, continuate a farlo, inviateci anche suggerimenti e proposte, sono molto graditi.

Il prossimo appuntamento con il laboratorio sarà per il 3 di febbraio 2012.

Vi aspettiamo!

Paola e Annalisa

Notte a Parigi

di Costanza Velati

Osservò la luna che sfumava d’argento i ripidi gradini che portavano alla cattedrale di Montmartre. Amava rifugiarsi in quel luogo la sera e aspettare che la notte facesse brillare tutta la città sotto il suo sguardo: un panorama incantevole che il vento pungente dell’inverno parigino rendeva più terso e gli faceva gelare i baffi.

Si avviò agilmente verso i vicoli stretti sulla collina per tuffarsi in quel mare di luci che si riflettevano nei suoi occhi felini. Sapeva dove andare, era certo che avrebbe trovato ad attenderlo qualcosa di gustoso da mangiare nel retro del Cafè Pont Rouge. Apparve l’insegna del locale debolmente illuminata e si infilò con un balzo nella porticina che dava sul retro, già sentiva il delizioso profumo dello spezzatino che il cameriere dallo sguardo triste stava rovesciando nella ciotola preparata per lui. Da qualche tempo il gatto si presentava ogni sera puntuale.

– Non mi abituerò mai a questo posto! - pensò Armand mentre sfamava il gatto. I segni del tempo erano evidenti sul viso del cameriere, era alto e allampanato, distinto, con lunghe mani da pianista e i capelli folti ormai completamente grigi. Gli occhi d’un color tempesta erano socchiusi, come se dovessero difendersi dalla luce accecante del sole, o forse era un suo modo di atteggiarsi per porre un filtro tra sé e il resto del mondo. Erano i ricordi a tenerlo vivo, i ricordi di un’epoca finita in cui era stato felice. Quando era a servizio dei signori Juillard indossava la sua impeccabile divisa da maggiordomo e si occupava dell’intera casa, impartendo ordini precisi alla servitù. La tenuta era immensa, giusto fuori Parigi sulle prime colline. Armand era cresciuto lì e aveva visto il padre occuparsi della casa prima di lui poi, a ventotto anni, morto il padre prematuramente, lo aveva sostituito, dimostrando fin da subito un’efficienza e uno stile impeccabile nel suo ruolo di “maestro di casa”: era preciso e severo, dal carattere riservato e impenetrabile, incuteva soggezione al personale che lavorava nella tenuta sotto la sua sorveglianza, ma chi lo conosceva bene sapeva che quella parvenza così austera nascondeva un animo comprensivo e generoso.

Non aveva una vita propria, o almeno non era nota a nessuno, il suo lavoro era il centro della sua esistenza, in esso si realizzava completamente. Finché tutto cambiò in un baleno, i signori, caduti in disgrazia dopo il fallimento delle aziende, dovettero vendere le proprietà, la tenuta venne messa all’asta e il personale licenziato. Armand era stato l’ultimo a lasciare il palazzo dei Juillard, a ripensarci ancora sentiva un nodo in gola ricordando le parole di commiato del padrone di casa: - Mi dispiace perderla, Armand, non la dimenticherò! - L’eco di quella frase lo aveva sostenuto nel periodo difficile della ricerca di un nuovo lavoro. Si era trasferito nella grande metropoli, ma purtroppo non erano più tempi per una mansione come la sua e per sopravvivere aveva accettato un posto come cameriere al Café Port Rouge, a Montmartre, in una zona presa d’assalto da sciami di turisti vocianti che lo osservavano come fosse un oggetto esotico, colpiti dai suoi modi antiquati e naturalmente eleganti; allora lo stordivano con le loro domande e lui, imperturbabile, rispondeva sempre con gentilezza. Quando gli oggetti talvolta gli sfuggivano dalle mani, un tempo agilissime, mormorava delle scuse, lasciandosi sfuggire un sorriso stentato per mascherare il senso di umiliazione che sentiva nascergli dal profondo del cuore. Il proprietario del Café lo osservava dal banco, forse provava pena e lo teneva perché la sua presenza inusuale contribuiva ad attirare l’attenzione di qualche turista straniero incuriosito da quel prototipo di savoir faire francese e quando si sentiva chiedere: -Ma cosa lo tieni a fare quel pezzo d’antiquariato?- lui sorvolava, non sapeva che dire, sapeva soltanto che era un uomo solo, in declino.

Una ruga si delineò sulla fronte di Armand e il suo sguardo si posò sul felino che aveva ripulito la ciotola perfettamente, come lui era solo e randagio. In verità Armand aveva affittato una camera dalla vedova Coudert, ma la notte era un inferno per il chiasso degli altri inquilini, pensava spesso alla quiete della campagna e forse, un giorno… La luna illuminava la notte che profumava di zucchero filato e l’uomo passò delicatamente una mano sul pelo lucente dell’amico silenzioso.

7 commenti - Commentate qui!:

  1. ho visto anch'io quella Parigi, che Costanza ha messo come sfondo al suo delicato racconto.Mi è piaciuto il suo garbo. Brava

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  2. ho visto anch'io quella Parigi, che Costanza ha messo come sfondo al suo delicato racconto.Mi è piaciuto il suo garbo. Brava

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    1. Grazie mille,sono felice che ti sia piaciuto.
      Costanza

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  3. Gran bel racconto, molto attuale (la ricerca del lavoro) e sul tema della solitudine tratteggiato ma trattato in maniera proprio delicata.
    Complimenti,
    Fabiola

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  4. Grazie del bel commento.
    Costanza

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  5. Sapiente descrizione di una situazione reale. Mi congratulo il tuo racconto mi ha accalappiato l'attenzione.

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  6. Potrebbe essere l'inizio di un romanzo. Che accadrà mai tra il vecchio maggiordomo e la vedova Coudert? Perchè non ce l'hai descritta?
    Complimenti e...buona continuazione!

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