Cieli di Parole

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05 gennaio 2012

Il “regno” di Cristina Palomba, editor a Ponte alle Grazie

Di Fabio Fox Gariani

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dell’editoria, l’incontro ravvicinato con gli editor delle più importanti case editrici italiane che ogni anno immettono nel circuito editoriale opere di narrativa e saggistica interessanti. CIELI DI PAROLE, oggi vi accompagna nel “regno di carta” di Cristina Palomba, editor presso la nota casa editrice Ponte alle Grazie di Milano.

Nata nel 1964, “classe di ferro” a Milano, dove ha sempre vissuto, è una donna eclettica. Il suo percorso di studi è stato vagabondo e si è concluso con la laurea in Filosofia passando dapprima dalla musica, poi al canto e all'arte della ceramica. Cristina lavora nel mondo editoriale dalla fine degli anni Ottanta e dal 1994 nel Gruppo Mauri Spagnol, che allora si chiamava gruppo Longanesi, prima come redattore in Salani, e in seguito come editor di Ponte alle Grazie suo ultimo traguardo.

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Cristina Palomba, editor presso la casa editrice Ponte alle Grazie di Milano.

Come nasce e si sviluppa il tuo lavoro di editor qui in casa editrice Ponte alle Grazie?

Intanto devo ricordare che non sono soltanto editor di narrativa ma mi occupo anche dei titoli in catalogo per la saggistica. Lavoro a Ponte alle Grazie dal 2000. Prima ero in Salani e da subito ho fatto tutto il catalogo e anche oggi, che c’è un altro editor, continuo a seguirne i titoli.

Cosa facciamo? E’ presto detto… l’editor fondamentalmente fa tutte le varie acquisizioni delle opere e in seguito costruisce il lancio del libro sotto tutti gli aspetti; le acquisizioni sono sia italiane che straniere e qui sussiste una fondamentale differenza perché se si sta lavorando con l’estero, con prodotti già confezionati dove non esiste la necessità di editing dal punto di vista di lavoro sul testo con l’immagine di lancio gia costruita è più semplice. Invece su un libro italiano tutto va inventato: hai a disposizione un testo, un romanzo, un’idea, una storia e partire da questi elementi c’è la costruzione di tutto il percorso.

Con quali criteri in casa editrice scegliete le opere da pubblicare? Quali sono i “must” di base?

Riceviamo manoscritti in vari modi. Ovviamente c’è il filtro degli agenti letterari che compone una redazione e che inviano le loro proposte: questo è il primo modo. Su un secondo fronte abbiamo l’invio di manoscritti per posta, via e-mail o tramite conoscenze attraverso persone non necessariamente legate alla sfera editoriale. Il canale più casuale che è quello dell’invio del manoscritto via mail o tramite posta è un vettore sul quale evidentemente è abbastanza difficile fare una selezione e farsi notare; comunque, ci sono stati casi di autori che hanno inviato il manoscritto e poi sono stati pubblicati. In questo caso esiste un gruppo di lettori che selezionano e valutano le opere: i tempi di risposta sono abbastanza lunghi poiché in redazione abbiamo moltissimo lavoro anche perché l’editor, in buona sostanza, non si occupa soltanto della scelta del libro ma anche gran parte del lavoro, la preparazione dei lanci, il rapporto con la stampa, il lavoro per la scelta dell’immagine di copertina… ci sono mille cose da fare. Quindi, come sai i tempi di risposta sono lunghi valutabili attorno ai sei mesi. Alle volte si risponde più velocemente se si è attratti dall’opera anche da particolari molto piccoli quali, per esempio, la lettera di accompagnamento al manoscritto.

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Il libro di Giuliana Lomazzi uscito nella “gustosa” collana Il lettore goloso.

Cosa ti piace e non delle formule di presentazione adottate dagli autori emergenti che inviano i propri lavori in casa editrice?

Secondo me è difficilissimo dare dei criteri. E’ una cosa molto istintiva che varia di volta in volta con ogni testo. Vengo colpita talvolta dai personaggi, a volte dagli argomenti trattati. Anche in questo caso, lo ripeto, se parliamo di narrativa e saggistica ci muoviamo su due campi nettamente distinti. Nella saggistica quello che conta è avere un’idea molto forte; conta anche l’autore quanto è famoso e come sa comunicare attraverso non solo la scrittura. Nella narrativa siamo conquistati dallo stile e dalla potenza della storia più che dal personaggio.

Accennavi poco fa al lavoro di scelta della copertina del libro da pubblicare. Come lavori assieme al reparto grafico e allo scrittore su questo passaggio finale della produzione editoriale? Come scegli i titoli dei libri in uscita?

Ma vedi, ovviamente anche in questo caso esistono situazioni diverse. Ci sono autori che portano già un titolo ottimo che quindi viene accettato. La scelta dell’immagine di copertina spetta tendenzialmente a noi, non ricordo casi di scrittori che hanno proposto una immagine di copertina, mi riferisco agli autori italiani; per i libri stranieri come dicevamo la trattativa è diversa da parte dell’editore anche se a volte da contratto in alcuni casi siamo obbligati a far vedere l’immagine di copertina e il cambiamento di titolo. Per l’immagine lavoro con il grafico. Quando trovo un elemento soddisfacente la sottopongo all’autore. Capita ovviamente che alle volte lo scrittore non sia d’accordo. A questo punto lavoro per convincerlo… dipende da quanto io stessa sia convinta dalla copertina, a volte moltissimo, anche se molto spesso devo dire mi trovo in accordo con gli autori. Non ricordo particolari casi drammatici di rifiuto della copertina. Sul titolo del libro forse un po’ di più poiché l’autore ha la tendenza, giustamente, a considerare la scelta delle parole di sua competenza mentre quella relativa all’immagine è un dominio in cui l’autore di tira indietro e dice “bene... questo è competenza di un grafico.” Quindi sulle copertine si può stare abbastanza tranquilli se si ha un buon rapporto di fiducia con l’autore.

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Il saggio scritto da Marchamalo sul piacere di toccare i libri con buona pace degli e-book.

Qual è il “dna” necessario che un giovane aspirante editor deve possedere? Che consigli puoi dare a chi vuole intraprendere questa affascinante professione nel mondo dell’editoria? Gioie e dolori…

Come è noto questo è un mondo piuttosto piccolo e quindi le possibilità di lavorare nel settore dell’editoria non sono molte poiché sono pochi i posti disponibili. Da quando sono entrata nell’editoria seguendo un percorso ventennale, la situazione è cambiata nel senso che adesso funzionano molto bene i master e i corsi post universitari che formano molti dei giovani che approdano in questo settore. Mi sembra la strada più interessante poiché sono corsi tenuti da professionisti seri che hanno lavorato o lavorano nell’editoria legati saldamente a questa sfera lavorativa. Mi chiedi del “dna” dell’editor… penso che debba essere innanzitutto molto curioso e creativo unito alla capacità di comunicare. Difatti l’editor acquisisce, sceglie dei prodotti culturali trasportandoli come un ponte verso il mercato e quindi, per contro, deve saper comunicare a vari livelli il suo prodotto attraverso la rete di vendita che a sua volta lo filtra ai librai, quest’ultimi lo venderanno al pubblico. Uno dei suoi compiti principali è proprio quello di saper comunicare in modo efficace. La curiosità significa essere sempre informati, aggiornati, per comprendere appieno le esigenze culturali dei suoi lettori, capire chi sono, di cosa hanno voglia di leggere, cosa pensano e che storie amano sentir narrare.

Quante collane editoriali vengono realizzate qui in Ponte alle Grazie?

Abbiamo una parte di narrativa letteraria e una dedicata alla saggistica. Poi abbiamo una collana incentrata sulla cucina che si chiama Il lettore goloso, un'altra di psicoterapia diretta da Giorgio Nardone e una collana di inchieste. Nella saggistica abbiamo vari filoni quali filosofia, psicoanalisi, politica, psicologia. E’ molto eterogenea la nostra saggistica.

Per informazioni e novità editoriale visitate il sito della casa editrice:

www.ponteallegrazie.it

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