A cura di Luca Romani
Cari lettori di Cieli di Parole oggi diamo spazio a Raffaele Serafini. Ho conosciuto Raffaele nell'ambito dell'interessantissima iniziativa della Terza Stagione dei Corti - http://www.xii-online.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1563&Itemid=552 – di cui è il curatore, nonché direttore della collana Pigmei per Edizioni XII.
Poiché ho trovato che la casa editrice Edizioni XII - http://www.xii-online.com - e le loro iniziative sono molto innovative, ho voluto intervistare Raffaele Serafini per farvi conoscere questa realtà.
Già da tempo la redazione di Cieli di Parole intervista personaggi legati al mondo della scrittura e del cinema e, in questo caso, ho il piacere di presentare ai nostri lettori Raffaele nella sua duplice veste di editor-direttore di collana Pigmei di Edizioni XII e curatore dei concorsi letterari sui Corti.
Vi segnalo anche il blog personale di Raffaele: http://ilblogdigelo.blogspot.com/
Buona lettura!
1) Come nasce e si sviluppa il tuo lavoro di Editor di Narrativa in casa editrice?
Bella domanda… di quelle che, quando ti fanno, pensi: «Già, è vero… com’è successo?» Diciamo che la prima collaborazione con Edizioni XII non riguardava l'editing ma un progetto specifico, ovvero la gestione della raccolta Corti – Seconda Stagione: l’invasione degli UltraCorti. Ricordo ancora la sera in cui. Daniele Bonfanti e altri due loschi figuri della redazione, a spalleggiarlo, me lo proposero fuori dal locale dove avevamo cenato e, sicuramente dopo la terza birra. Io mi sentii come un Don Abbondio affrontato da tre bravi. Mi dissero qualcosa che, più o meno, suonava: «Tu dovresti smetterla di vincere tutti quei concorsi per racconti brevi… che ne dici di gestire un progetto che li riguarda?»
Sembrava una minaccia, e ho ancora ben presente lo sguardo d’intesa che si lanciarono i tre quando, per prender tempo, dissi che ci dovevo pensare. Ci pensai e accettai e da lì a essere editor il passo è stato molto breve. Co-editai subito i racconti di quel progetto, dando una veste formale a un’attività che prima svolgevo solo per amici-scrittori e, diciamo così, in proprio.
2) Tracciamo la “giornata tipica” dell’editor: arriva al mattino in redazione e…
Ah ah ah… Bellissima questa immagine! Mi fa venire in mente una visione analoga, di nemmeno tanti mesi fa, al momento di spedire un nostro libro – Opera Sei, di David Riva – a non ricordo chi, e non ricordo perché. «Per favore,» mi fu detto via mail, prima della spedizione, «se ti ricordi, siccome credo che Riva si farà un nome, prima di mandarmi il libro, se hai l’autore lì, a portata di scrivania, mi faresti autografare il libro?»
Ora, l’idea di Redazione che opera a scrivanie unite, con pausa caffè e garetta di basket con lancio di manoscritti rifiutati nel cestino della raccolta differenziata, non rispecchia la realtà. La redazione di Edizioni XII è paragonabile a un triangolo con i lati che coprono la zona Lombarda, Roma e il Triveneto. Io abito in provincia di Udine, Riva nel Comasco, e diciamo pure che noi redattori operiamo in prevalenza via web, utilizzando soprattutto le mail e i canali di condivisione dei contenuti. In fin dei conti, è abbastanza normale che la Redazione di una casa editrice comunichi prevalentemente per iscritto … probabilmente faremmo così anche se lavorassimo tutti alla stessa scrivania!
Ah, già, la domanda! Stavo divagando, scusate.
La risposta è ovvia: la prima cosa che fa un editor é… leggere le mail! E poi, attività determinante, decidere le priorità. L’ufficio dell’editor, quindi, è il suo computer.
Come dite? Volete sapere com’è andata a finire la storia dell’autografo, vero?
Ero stato previdente! Mi ero fatto firmare tutte le copie dei libri di Riva dall’autore stesso! Tanto, mi ero detto, chiunque avrebbe piacere di possedere un libro firmato dal suo autore, e per fortuna avevo avuto ragione.
3) Qual è il rapporto tra il tuo doppio ruolo di editor e direttore di collana in Edizioni XII?
In simbiosi, direi. L’area prevalente di editing cui mi dedico è relativa alla mia collana, comprendendo anche i progetti in fase di valutazione – indipendentemente dal fatto che vengano pubblicati o meno. Aggiungo anche l'editing di articoli o altri scritti. Tutt’al più, nel caso delle raccolte di racconti brevi, dove i lavori sono giocoforza eterogenei, è opportuno operare in editing congiunto, per avere diversi punti di vista su generi e stili differenti e non avvalersi solo di una visione univoca, che potrebbe essere limitante.
Se poi vogliamo declinare la domanda in senso quantitativo, le mansioni relative alla collana sono molto più numerose e continuative, rispetto a quelle di un editor, se non altro perché c’è una gestione “esterna” che va ben oltre il rapporto con il singolo autore.
4) Con quali criteri vengono scelte le opere di narrativa che pubblicate? Quali sono, in questo contesto i “must” di scelta per la pubblicazione?
C’è un’idea, alla base di Edizioni XII, che ne formò la genesi prima che arrivassi io, ma in cui mi riconosco ancora pienamente. È un’idea che prende le mosse da un concetto di marketing, se vogliamo, e risponde a una domanda – molto popular – che più o meno recita: «Ma possibile che le case editrici non riescano a pubblicare libri curati, originali e, soprattutto, belli?» Ecco… l’idea di Edizioni XII, nella scelta dei libri, è questa: pubblicare “libri belli”.
Sembra una cosa ovvia, ma non lo è. Con il crescere dell’attività e dei contatti della nostra casa editrice sono cambiate anche le modalità di scelta e selezione dei manoscritti da valutare. Teniamo d’occhio i concorsi, sia quelli che organizziamo, sia quelli di siti partner. Teniamo d’occhio il forum e gli scritti di chi partecipa alle nostre iniziative. È soprattutto da lì che “peschiamo” le opere e gli autori da valutare per scoprirne di validi, in grado di produrre, appunto, “libri belli”. Poi, da qui, la valutazione segue vie che sono, immagino, comuni a molte altre redazioni, e che passano per la lettura e giudizio del potenziale romanzo, effettuati con una griglia di diverse variabili e da più persone della redazione.
Siamo lontani, quindi, da una produzione quantitativa, se non altro perché prima di dire, alla fine, «Okay, questo sarà pubblicato!» intercorre un tempo fisiologico di multiletture piuttosto ampio.
5) L’editor è come una specie di “angelo custode” dello scrittore nell’ardua e complessa fase che precede la pubblicazione (lettura, editing… trim and cut come si suol dire del testo). Che consigli ti senti di dare agli aspiranti giovani editor del panorama editoriale italiano?
Non posso darli, per il semplice motivo che io stesso ricado in questa categoria. Non passa giorno che non impari qualcosa di nuovo, foss’anche il sapore diverso di una parola banale o la reazione emotiva di un autore. O forse il consiglio è proprio questo: continuare a imparare, sempre.
6) Tracciamo la “carta di identità” dell’editor: qual è il DNA che lo deve comporre?
L’editor, credo nasca assieme allo scrittore. Sono come due gemelli, più o meno, ma non sono mai uguali. Il DNA di entrambi però è dato da un forte, anzi fortissimo, amore per la lettura. Se manca questo non ci saranno né editor né scrittore. Poi scrittore ed editor crescono, ma una parte rimane sempre attaccata, fusa. Lo scrittore edita se stesso, si sa. Quello che ci si potrebbe chiedere, forse, è come mai non lo sappia fare bene! Anzi, questa è la domanda che un editor si pone spesso quando è dall’altra parte della barricata: «Ma perché diavolo riesco a vedere questi errori negli scritti altrui e nei miei no?!»
Non so per altri, ma io ho capito che chi manipola e apporta miglioramenti ai testi è colui che si pone nell’ottica di non farsi più questa domanda, ma se ne fa un’altra, costantemente: «Come posso rendere migliore questo scritto, rendendo migliore anche chi lo ha scritto?»
Quando ho cominciato a ignorare la prima domanda – e di fatto anche a scrivere molto meno e a leggere molto di più – e mi sono concentrato sulla seconda, credo di aver stabilito un confine, positivo, tra le mie due anime, di editor e scrittore. E, sottolineo, soprattutto la seconda parte della domanda, non è così immediata e spesso si cade in tentazione di ignorarla.
7) Come lavorate in casa editrice? Quali e come sono organizzate le fasi di produzione dei libri pronti per essere lanciati sul mercato?
Come dicevo, gran parte del traffico relativo ai progetti avviene per via telematica: abbiamo codificato dei flussi di azione che ci guidano negli step relativi all'avanzamento dei lavori, e che comprendono le fasi da avviare e le scadenze da rispettare. Il contatto tra i membri della Redazione, nonostante la distanza geografica, viene mantenuto quotidianamente e continuamente: e in ogni caso non passa mai troppo tempo tra una riunione redazionale e l'altra, perché parlare a voce dei programmi e delle questioni relativi all'avanzamento dei lavori è un aspetto indispensabile.
Per venire alla seconda parte della domanda, in generale, dopo che la Direzione Editoriale ha inserito un titolo nel piano editoriale inizia il lavoro di editing sul manoscritto: l'editor lavora al testo insieme all'autore, in un rapporto molto stretto durante il quale avvengono, a seconda delle necessità, vari "passaggi" di pulizia e revisione del testo. Una volta che si ha l'avallo dell'editor e dell'autore, e quindi il libro è pronto e ha raggiunto il suo massimo potenziale letterario, il manoscritto viene affidato all'impaginatore, e viene dato in lettura ai grafici di Diramazioni (questi ultimi ne creeranno la copertina secondo le splendide alchimie che sono ormai un marchio inconfondibile e pregiato di Edizioni XII): a queste due lavorazioni "manuali", al termine delle quali in pratica il libro è pronto per andare in stampa (previa correzione bozze), vengono affiancate la preparazione dei contenuti di copyrighting, e viene avviata la programmazione degli aspetti di marketing e promozione da parte dell'Ufficio preposto in sinergia con l'Ufficio Stampa. Ehi, mi sento quasi una persona seria nel rispondere a questa domanda. Ah, già, era una domanda tecnica…. Allora concludiamo seriamente. Dicevo, in quest’ultima fase comprendiamo anche la preparazione della sezione web e dell'eventuale setting per la produzione digitale del libro. Questo, in una sintesi molto stringata, è ciò che accade "alle spalle" di un libro: a tutti gli effetti il progetto-libro coinvolge molte figure professionali e richiede una quota di ore-uomo e di investimenti economici davvero notevoli.
8) Quale iter operativo deve seguire un Autore deciso a sottoporvi un romanzo, un saggio o un’antologia di racconti?
Ops, senza saperlo ho risposto prima, in parte, ma amplio volentieri le informazioni.
Senza considerare la diversificazione attuata con la pubblicazione di autori esteri come Brian Keene, che segue altre vie, immagino ci si stia riferendo allo scouting nell’underground narrativo nostrano.
Fino a poco tempo fa ti avrei risposto che è necessario partecipare alle nostre iniziative e ai nostri concorsi, questa era la via più corretta, rapida e sensata per puntare a una pubblicazione con Edizioni XII. Avevamo persino creato una competizione, il Karma Tournament, che assegnando vari punti a una serie di concorsi letterari della nostra casa editrice, ma non solo, redigeva una classifica per eleggere lo Scrittore dell’anno. In effetti può sembrare che l'iniziativa abbia scopi di networking, ma l’aspetto più importante, anche se meno visibile e reclamizzato, era quello di darci un feedback riguardo agli autori più in gamba, ai nomi caldi.
Purtroppo ci siamo accorti che quest'attività ci portava via molto, moltissimo tempo, senza contare che molti frequentavano forum e concorsi senza nemmeno accorgersi fossero legati a una Casa Editrice.
Il nostro lavoro è "fare libri" ci siamo detti. Possibilmente "bei libri" e allora, da poco, siamo tornati a un approccio più old-style di selezione, che accanto alle selezioni simili a un concorso, come quella dei Corti, prevede di nuovo l'apertura di selezioni letterarie, anche se stiamo valutando in questi tempi il "come" si svolgeranno.
Quel che resta è comunque un'attività continua di contatto e osservazione degli autori che gravitano intorno alla casa editrice.
Preferiamo di gran lunga arrivare al paradosso di noi, Edizioni XII, che contattiamo un autore e gli chiediamo: «Ehi, tu, che hai vinto/ben figurato in questo, questo e questo concorso e/o in questa iniziativa, abbiamo visto cosa e come scrivi… , per caso avresti un manoscritto da sottoporci? Lo leggeremmo volentieri».
Sembra strano, forse, ma se ragioniamo insieme è logico.
In fin dei conti, se uno non trova interessanti le nostre iniziative e i nostri libri, non vedo perché dovrebbe avere piacere di pubblicare con noi; d’altra parte, se un aspirante autore non riesce a farsi notare in nessuno dei nostri concorsi, è molto difficile che il materiale eventualmente proposto sia valutato in modo positivo.
9) La copertina messa a punto dal reparto grafico viene scelta assieme all’Autore? Nel caso non fosse per niente soddisfatto in qualità di editor come procedete?
Potrei risponderti con sana spocchia: «Ma le hai viste le nostre copertine? Se tu fossi un autore, avresti il coraggio di dire che non ti piace?!» A parte le battute, il processo che porta alla composizione della copertina da parte del team di Diramazioni, comincia dopo che il libro ha già la sua “identità definitiva” ed è preceduto da una comunicazione tra la parte grafica e quella “narrativa” che porta la copertina a essere “adatta”, oltre che gradevole esteticamente. Adatta nel senso di rappresentare sia il “mood” del contenuto, sia il contenuto stesso del libro. Partendo da questi presupposti, e avendo nei nostri grafici uno dei più forti valori aggiunti, ritengo sia davvero difficile arrivare a una insoddisfazione dell’autore-cliente. E in effetti, che io sappia, non è mai capitato.
10) In Italia si continua ad affermare, su più fronti, che si legge poco. Dalla sua personale esperienza è vero? Le fiere del libro (Torino o Francoforte tanto per citare qualche esempio famoso) possono contribuire a un contatto più profondo tra il pubblico e la narrativa di genere?
Si legge poco… può essere, lo dicono tutti, in effetti, ma ancor peggio è che si legge male.
È una questione che richiede una risposta troppo lunga e complessa, per essere esaurienti, e ho già parlato troppo: rischierei la paralisi e attacchi epilettici per i pochi avventuratisi fino a queste righe. Provo solo a gettare una luce, da un punto di vista personale.
Lavoro in ambito scolastico, ho a che fare da anni con i ragazzi della scuola secondaria e una delle mie battaglie è quella di farli leggere. Mi guardo indietro, vedo dove hanno sbagliato come quando avevo la loro età, e cerco di trovare altre strategie per generare lettori. E vi dirò… è possibile!
Pur vivendo in un’epoca dove l’immagine è tutto, si sono aperte grandi, enormi possibilità per la parola scritta. Certo, non è la parola scritta dei “classici”, non è quella dello scrivere i temi e i saggi, ma è pur sempre parola scritta. Una leva per far leggere di più e meglio, nel senso di libri adatti, è già qui, nell’educazione delle menti. Poi, pur considerando il non-leggere come una decisione sacrosanta e degna di rispetto, quello che mi spaventa, sentendo il polso dei lettori, è la mancata scelta, quando le persone non leggono.
Per semplificare di molto, è un po’ come avere milioni di italiani che sostengono di non gradire la mostarda senza averla mai assaggiata, e senza sapere nemmeno che ne esistono di diversi tipi. Tutto questo vale anche per il mondo della letteratura “di genere”, anche se con pesi e sfumature diverse. Mi fermo qui perché il passo successivo sarebbe parlare di editoria, o meglio, di editoria in Italia, e se è vero che ognuno ha i lettori che si merita, è anche vero che con un certo tipo di proposta editoriale e distributiva non è possibile far crescere dei lettori diversi da quelli che ci sono.
Per quanto riguarda le fiere, onestamente non mi sembrano che rappresentino la via per riavvicinare alla lettura e aumentare i fasti della narrativa “di genere”. Chi va alle fiere è già un lettore, non ha bisogno di essere riavvicinato. Gli obbiettivi delle fiere sono altri.
Figure come il bibliotecario e il libraio, a volte, giovano alla lettura e alla formazione dei lettori molto di più che una fiera o la presentazione di un libro. Il concetto stesso di presentazione di libro, è superato. Altre sono le strade da percorrere, abbiano il nome di “eventi”, “social network” o, soprattutto, eBook. Le fiere, ricadono nella cesta della distribuzione, e non della diffusione della lettura e dell’accrescimento della capacità/volontà di leggere. Sono avvenimenti interessanti, certo, ma rispondono a esigenze diverse rispetto a quelle di rinsaldare il patto tra lettori e narrativa di genere.
11) Quante collane e di che generi pubblicate?
Finalmente una domanda facile! Cominciavo a preoccuparmi… Direi che possiamo distinguere due collane più corpose, ovvero Eclissi e Mezzanotte, che dividono la narrativa di genere tra quella dell’immaginario (Fantastico, Horror, Weird e Fantascienza) e quella più vicina al nero e all’azione (thriller, noir, pulp, azione e avventura). Poi c’è la collana tematica Camera Oscura, con progetti che sono raccolte di racconti coerenti con un tema di fondo di grande impatto, corredati ciascuno da una tavola illustrata, e sono sicuramente i nostri libri più ambiziosi e complessi. Ovviamente la collana Pigmei, ancora giovane e in via di formazione, cioè quella che ho preso in mano dall’anno scorso e che si occupa di narrativa breve, ma sempre nera e... cattiva. È previsto uno spazio per libri "fuori collana" (per ora il catalogo annovera Il segreto del Morbillaio, di Danilo Giovanelli, per esempio), dove trova spazio ciò che non è possibile inserire nelle collane ortodosse, e non ultima, anche se è da considerare come una collana ibrida, la collana eBook, per la quale vengono prodotti libri già disponibili in cartaceo e lavori disponibili, invece, solo in forma digitale.
12) Il ritorno dei Corti Viventi. Parliamo dell’iniziativa che ormai è giunta alla terza edizione. Cosa ti senti di dire su questa esperienza?
Troppe cose! Veramente, troppe, e rischierei di annoiare. Molte le ho già dette sul blog di XII e altre sul mio blog personale e mi limito a riassumerle raccontandovi il punto di arrivo di quello che è diventato molto di più che una “Raccolta di racconti brevi”.
Diciamo che, pur avendo curato anche la Seconda stagione, solo con questa Terza stagione mi sono reso conto pienamente delle potenzialità del progetto e del modo migliore per andare oltre alla mera “pubblicazione”. Attualmente, in questo mese di ottobre, è in corso l’ultima fase di selezione, riservata ai valorosi che hanno superato le eliminatorie con i loro Corti viventi, ma tutti gli autori, che hanno inviato anche un solo racconto, sono ancora coinvolti.
Cercherò, infatti, di creare un piccolo microcosmo legato alla narrativa breve che sia stimolante e gradevole anche per chi, alla fine, non sarà pubblicato. Leggere un bel racconto breve, o un consiglio illuminante, o un articolo interessante, credo sia positivo e piacevole a prescindere dal rapporto che uno ha con l’esperienza dei Corti; tant’è che se qualcuno, leggendo queste righe, mi dicesse che gli farebbe piacere essere inserito nella “Cortinews” (una sorta di newsletter molto informale che ho cominciato a mandare ai “cortisti”), beh … sarebbe un piacere.
Direi che può bastare, per dare un’idea di dov’è arrivata l’esperienza dei Corti, poi certo, alla fine stiamo parlando di un libro, e la soddisfazione maggiore sarebbe quella di poter regalare ai lettori, come si diceva prima, un… “libro bello”.
13) Cosa bolle in pentola per le prossime uscite dell’autunno-inverno?
Eh, eh… è una domanda trabocchetto, vero? Vuoi che mi tradisca con qualche anticipazione per farmi prendere un cazziatone galattico... Ma io sono troppo pigro per svelare il segretissimo Piano Editoriale e mi limito a dirti ciò che so.
Il futuro, a breve termine, parlerà di Milano, città già di per sé inquietante e gotica, che due nostri autori hanno usato per le loro storie. È in uscita, nei prossimi giorni, La Mezzanotte del Secolo, una raccolta di racconti horror di Samuel Marolla, che ha bisogno di poche presentazioni per chi legge la narrativa di genere.
A seguire, e proprio ora che sto scrivendo, è in atto il cover launching. Infatti uscirà un romanzo che io attendo da parecchio: Il Grande Notturno, di Ian Delacroix.

Il futuro parla horror, insomma, di quello più puro e senza compromessi, e benché io – per natura – non ami parlare di ciò che non conosco ancora, posso dire che sono contento e impaziente. Ian e Samuel sono due autori che seguo con ammirazione da parecchio tempo, ben prima che orbitassero in “zona XII”, e non può che essere una soddisfazione pensare che la tua casa editrice pubblica e valorizza proprio gli autori che ti piacciono.
Come dici? Non sei soddisfatto delle novità? Okay, okay… ti dico anche che arriverà un pezzo da novanta dall’estero, dopo Keene. La notizia dev’essere ancora data ufficialmente, ma è già trapelata via facebook. Lisa Mannetti pubblicherà The Gentling box con Edizioni XII, e con questa bomba, direi che posso chiudere, e senza nemmeno dire una parolaccia.
Grazie per la chiacchierata!

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