Cieli di Parole

Rivista di scrittura, cinema, TV e tutto quanto fa cultura

07 ottobre 2011

Intervista a Danilo Arona

A cura di Luca Romani

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Ecco in un immagine enigmatica il ‘nostro’ Danilo Arona

Oggi abbiamo l’opportunità di avere con noi, sulle pagine di Cieli di Parole, uno dei maestri della letteratura horror italiana. Con molta soddisfazione diamo il giusto spazio a Danilo Arona con un’intervista in cui si è parlato della sua ‘storia’ ma in cui ci ha anche regalato molti consigli preziosi per gli scrittori in erba che hanno l’aspirazione di scrivere e pubblicare le proprie opere.

Per chi non conoscesse Danilo Arona ecco l’elenco di alcune sue opere:

Saggi

· Guida al fantacinema, Gammalibri

· Guida al cinema horror, Ripostes

· Nuova guida al fantacinema - La maschera, la carne, il contagio, Puntozero

· Tutte storie - Immaginario italiano e leggende contemporanee, Costa & Nolan 1994

· Vien di notte l'Uomo Nero - Il cinema di Stephen King, Falsopiano 1997

· Satana ti vuole, Corbaccio

· Gli uccelli,Unmondoaparte, Roma

· Possessione mediatica, Marco Tropea Editore, 1998

· Wes Craven - Il buio oltre la siepe, Falsopiano, 1999

· Alba degli zombie, Gargoyle Books, 2011

Romanzi

· La penombra del gufo, Amnesia

· Un brivido sulla schiena del Drago, Amnesia

· La pianura fa paura, Editoriale AGP

· Il vento urla Mary, PuntoZero

· Rock, Solid Books 2002

· L'ombra del dio alato, Marco Tropea, 2003

· L'esorcista, il cinema, il mito, Falsopiano, 2003

· Palo Mayombe, Dario Flaccovio, 2004

· La stazione del dio del suono, Larcher, 2004

· Cronache di Bassavilla, Dario Flaccovio, 2006

· Black Magic Woman, Frilli, 2006

· Finis Terrae, Mondadori, 2007

· Melissa Parker e l'incendio perfetto, Dino Audino, 2007

· Santanta, Perdisa, 2008

· L'estate di Montebuio, Gargoyle Books, 2009

· Ritorno a Bassavilla, Edizioni XII, 2009

· Malapunta, Edizioni XII, 20011

· Palo Mayombe 2011, Avatar/ Kipple Officina Libraria

· Rock - I delitti dell'uomo nero, Edizioni della sera 2011 (in uscita – disponibile dal 12 ottobre)

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Copertina del libro Ritorno a Bassavilla

Dopo questa breve introduzione ‘sentiamo’ direttamente da Danilo quanto ha da dirci e per maggiori informazioni vi rimando al suo sito ufficiale: www.daniloarona.com.

- Vorrei iniziare parlando dei suoi esordi. Come è stato l'approccio al mondo della scrittura in una realtà come l'Italia, in cui gli scrittori emergenti devono faticare non poco prima di vedere pubblicate le proprie opere?

Ho iniziato con la saggistica, soprattutto cinematografica. A metà degli anni settanta. Con i saggi e con la critica in quel periodo era più facile farsi conoscere e andare a dialogare con qualche editore. La voglia di scrivere qualcosa di mio a livello narrativo mi è giunta per colpa proprio del cinema. Vedevo un sacco di film – ne vedo tuttora – e, mentre li guardavo, mi facevo la “mia” storia. Così, mentre dall'America giungeva un certo King (con il suo seguito), ho provato a scrivere le mie prime sciocchezze. E, dato che King le ambientava nel suo Maine, io me le sono ambientate a casa mia, in luoghi che conosco bene. Ritenendomi un giocatore che provava a giocare, mi sono accontentato di pubblicare con piccoli editori, come la gloriosa “Amnesia” che per prima pubblico Un brivido sulla Schiena del Drago, senza cercare altro tipo di ambizioni. Per un po' è andata avanti così, con saggi editi da sigle importanti (Corbaccio, Marco Tropea, Puntozero) alternati a esperimenti narrativi “approvati” cammin facendo da una sempre più vasta schiera di lettori. E oggi, citando Vasco, sono ancora qua. Faccio le stesse cose di trent'anni fa, però ne faccio molte di più. E ho il fiatone. Perché qualcuno ti chiede sempre qualcosa e io non dico mai di no. Ma da troppo tempo non riesco più a scrivere il “mio” romanzo, quello in piena libertà di pensiero non condizionato da richieste di vario tipo.

- Se dovesse dare un consiglio a un giovane scrittore che inizia ora ad affacciarsi al mondo della scrittura - come lo sono molti nostri lettori - cosa potrebbe consigliare?

Non esistono regole. Almeno non che io sappia. Scrivi una bella storia, possibilmente originale, insomma non una summa di rimasticature. Ne fai una sinossi di tre cartelle scarse e, se vuoi proporti, mandi quella allegata al primo capitolo (che quello deve per forza “spaccare”). Se si ha talento, fortuna e una personalità fuori dal coro, ci sono ottime possibilità.

- Parliamo dei suoi libri. So che è piemontese come me. Quanto ha influito e influisce il Piemonte nelle sue opere?

Come ho scritto prima, uso il Piemonte un po' per pigrizia e un po' per assenza di fantasia... D'accordo, sto scherzando. Il Piemonte è splendido per le mie storie come lo è la Romagna di Baldini. Funziona sia esteticamente che culturalmente. Ti offre ispirazioni a bizzeffe con il suo folclore, i fantasmi, i castelli, le case abbandonate, quelle “infestate”, i paesini e la frazioni in via di abbandono (purtroppo), le notti deserte e solitarie della campagna, il “Texas” solare raccontato da Paravidino nell'omonimo film. Poi, a qualcuno è noto, Alessandria ribattezzata “Bassavilla” è per me una location efficace, quasi un personaggio non secondario. La sua presenza nella mia narrativa è pesante, in modo piacevole.

- Oltre agli influssi territoriali di Alessandria e dintorni, quali sono quelli letterari?

Tento di non ispirami a nessuno, anche se è inevitabile che ogni libro letto, di spessore autoriale, ti entri sempre dentro un po' e riesca a seminare qualcosa. Sdoppiandomi nel critico che sonnecchia in me, qualche volta nei miei testi ci trovo Lovecraft, la Du Maurier, ma anche Altieri. Ma, lo ripeto, si tratta di influssi non consapevoli. Ed è giusto che emergano scrivendo, perché la scrittura è una sorta di seduta psicanalitica.

- Tra le sue opere qual è quella che reputa la più riuscita e per quale motivo?

Dal mio personale punto di vista, anche se si tratta di un libro non perfetto, L'estate di Montebuio. Perché è una riflessione metafisica sul Male (con la maiuscola), quella che dovrebbe compiere ogni autore che si cimenta con l'horror “serio”. Da un punto di vista formale, linguistico e anche sul piano dei contenuti, Malapunta è quasi un testo perfetto, che ho amato molto di più dopo che è stato “lavorato” da quel genio editoriale che si chiama Daniele Bonfanti (Edizioni XII), un romanzo nel quale sono presenti bravissimi amici scrittori quali Giacomo Cacciatore e Andrea G. Colombo. Direi che oggi questi sono i titoli che metto in testa a un'immaginaria list di preferenze.

- Lei ha pubblicato con più editori. Senza entrare nel merito delle esperienze positive e negative con nomi dell'editoria più o meno conosciuti, mi piacerebbe sapere una sua opinione sul mondo dell'editoria in Italia.

Chi fa l'editore sul serio oggi ha in comune con uno scrittore un movente che si chiama “passione”, senza la quale in editoria non combini nulla. Devi essere animato da un passione autentica e bruciante, quasi un'ossessione. I grandi editori – non necessariamente “grandi” dal punto di vista economico - che ho avuto la fortuna di conoscere ce l'avevano e ce l'hanno ancora. Non posso che avere un'opinione altamente positiva. Poi il fatto che io saltelli di qua e di là con i miei lavori in parte l'ho già spiegato. Sono geneticamente incapace di negarmi, se mi si chiede un titolo, un racconto o un vecchio romanzo da ristampare – ovvio con quel minimo di ritorno economico che possa rendere merito di giorni e giorni di lavoro. Perché il lavoro intellettuale va sempre retribuito. Peraltro non ho (più) un agente e nessuno mi ha mai fatto firmare un'esclusiva. Per questo ti capita un 2011 assolutamente affollato con 6 titoli all'attivo, metà dei quali già usciti. Senza contare i racconti per antologie varie. In tutto ciò ci vedo un processo che va rallentato, dimagrito... Anche perché nei racconti “su commissione”, temo di non riuscire a dare il meglio di me. Come, credo, la maggior parte dei veri scrittori.

- Terminiamo l'intervista con la domanda di rito. Progetti per il futuro? C'è qualcosa che può anticiparci?

Riallacciandomi al “troppo” di cui sopra, sono in dirittura d'arrivo: il graphic novel Morbo Veneziano con i disegni di Massimiliano Gallo, la raccolta Vento Bastardo, la riedizione di Rock, un po' di racconti, un romanzo a quattro mani con Edo Rosati (titolo ancora incerto), una curatela divisa con Massimo Soumarè per un'antologia nippo-italica di fantasmi post-Ringu più due “Danilo Arona presenta...”. A questi ultimi tengo un sacco: si tratta di giovanissime autrici che entrano a gamba tesa nei miei universi narrativi con risultati eccelsi. E che nulla poi alla fine mi devono. Per come la vedo, questo è un democratico esempio del farsi da parte – in fin dei conti sono un Grande Anziano - per lasciar spazio a voci fresche e innovative. Così finalmente potrò smettere di smettere di pestare la tastiera e riprendere a suonare la chitarra sui lerci palchi dei Musicisti Nessuno... Scherzo? Forse. Io scherzo sempre.

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