Cieli di Parole

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16 settembre 2011

La donna nel Frigo - Gunnar Staalesen

 
di Annalisa Petrella
Indagine sconcertante sulle rive del Mare del Nord
tra neve sangue e petrolio
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Iperborea 2011
pp. 198
€ 15.50
“La donna nel frigo”, pubblicato in Italia nel 2011 da Iperborea, appartiene alla serie dei quindici gialli norvegesi creati, a partire dal 1975, da Gunnar Staalesen e dedicati al personaggio di Varg Veum, che in antico scandinavo significa “lupo solitario”, l’investigatore privato che con le sue indagini è in grado di mettere a nudo vizi e contraddizioni della società contemporanea. Nel 2008, dalla serie è stato ricavato un adattamento per il piccolo schermo che ha riscosso un enorme successo.
L’incipit del romanzo ci fa sprofondare subito nell’atmosfera invernale norvegese che, lungo tutto lo scorrere della storia, avrà un ruolo primario. La neve, il vento gelido, le case di legno e i palazzoni anonimi della periferia, la luce dei fiordi, le strade infangate e scivolose, il continuo contrasto tra interno ed esterno, tra bellezza e contaminazione accompagnano Varg Veum nella ricerca di un giovane scomparso.
Nel corso delle sue indagini il detective si muove sempre da solo - per scelta - non è allettato dal facile guadagno offertogli dai grandi studi investigativi, ama essere autonomo - senza vincoli e compromessi- impegnandosi in indagini che gli facciano mantenere il rispetto per se stesso e per gli altri.
In questo caso accetta l’incarico ricevuto da Theodora Samuelsen di ritrovare suo figlio Arne, tecnico di una compagnia petrolifera, sbarcato, come di consueto, dalla piattaforma a Stavanger per un periodo di riposo e improvvisamente scomparso nel nulla. Veum si reca immediatamente a Stavanger, cittadina diventata, a partire dalla fine degli anni Sessanta, la capitale norvegese sulla terraferma per le estrazioni del petrolio.
La città straborda di hotel, locali notturni equivoci, bettole, bische clandestine e luoghi di ritrovo di malaffare che accolgono i dipendenti delle compagnie in licenza, offrendo loro ogni tipo di svago. Alcool, denaro facile e prostituzione hanno trasformato il tessuto della città, un tempo borgo di pescatori, in un coacervo di affaristi corrotti e personaggi loschi che spadroneggiano a ogni livello.
Veum si avventura senza indugi in questo mondo alla ricerca di Arne, svolge indagini sulla sua vita personale e sulle sue abitudini apparentemente integerrime, perquisisce il suo appartamento perfettamente ordinato, al limite del maniacale, ma, a un certo punto della meticolosa perlustrazione, un dettaglio lo spinge ad aprire il grande frigorifero scoprendo così con raccapriccio che tutto lo spazio interno è occupato dal cadavere ripiegato su se stesso di una donna nuda e decapitata.
Il giallo si è complicato ulteriormente: oltre alla sparizione di un uomo vi è ora il ritrovamento di un cadavere femminile irriconoscibile.
Ed è a questo punto che la polizia interviene invitando Veum ad astenersi dal fare ulteriori indagini sul caso. Ma l’investigatore non demorde, anzi. Da questo momento si muove, sempre più determinato, agendo su due fronti: trovare Arne a ogni costo e scoprire chi è la donna ammazzata e occultata nel frigorifero della sua casa.
Veum non si fermerà davanti a nulla, neanche davanti alle minacce esplicite e al pericolo sempre più incombente di essere a sua volta ucciso. Il "lupo solitario" si trova così avviluppato in una vicenda complicatissima, con il solo aiuto del suo fiuto e di una donna, Elsa, prostituta d’alto bordo con la quale instaurerà un rapporto strano, ambiguo, riuscendo alla fine, a dispetto di tutti e di tutto, a risolvere il caso.
La conclusione, per certi versi sconcertante e inattesa, lascia un senso di amarezza e solitudine che ben si coniugano con lo stile narrativo adottato e con lo sfondo sociale analizzato.
Il romanzo, raccontato in prima persona dal detective, inizia e si conclude con l’incontro tra Veum e Theodora Samuelson, in un perfetto sviluppo circolare che conferisce distensione alla storia. Infine le figure femminili ben delineate - quali Theodora, madre di Arne, Solveig, amante di Veum, Elsa, sua compagna nella corsa finale alla soluzione del caso - fanno da controcanto al personaggio di Varg Veum e ne evidenziano, pur in uno stile scarno e privo di sentimentalismi, i suoi lati più umani quali una spiccata sensibilità di fronte ai valori fondamentali della vita e un profondo rispetto per la sofferenza altrui.

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