Cieli di Parole

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12 gennaio 2011

Piazza Grandi

Di Morgana Cislaghi

Il soffio d’aria gelida annunciò il suo arrivo. Com’era già in precedenza successo, Terry Russo provò lo stesso brivido malvagio, la medesima ombra nera calata nella sua anima. Si destò dal torpore stringendosi forte nel bavero del cappotto. Si rese conto d’indossare, sotto, il semplice pigiama di cotone. La nebbia novembrina iniziò a scendere su piazza Grandi, esattamente come quella volta, giorni addietro.
Era già tardi quando uscì dallo studio MC Pubbliche Relazioni. Il dottor Montinari non era venuto quel giorno e le colleghe erano tornate a casa da un po’. Si era ripromessa di fermarsi solo mezzora, non di più. Non le piaceva uscire in ritardo quando era sola e la nebbia cominciava ad abbassarsi, a rendere le strade lucide d’aria umida. 
S’accorse che era ormai tardi solo quando era già trascorsa un’ora dal suo regolare orario di uscita. Si affrettò a chiudere conti e registri, allarmata dal fosco paesaggio oltre la finestra. Veloce, si precipitò alla porta. 
Il suo affanno crebbe non appena fuori dall’ufficio, osservando le strade vuote e desolate; si sentì oppressa da una crescente sensazione d’inquietudine. Con la nebbia così densa, Milano le sembrava diversa: via Compagnoni era diversa, avvolta da una luce fioca e sinistra, fitta di ombre nebulose e confuse ai margini della strada. L’asfalto trasudante e impregnato dall’intenso odore di umido nascondeva nei suoi anfratti tutti gli altri odori della città. S’incamminò rapidamente verso Corso XXII Marzo, dove l’attendeva la fermata dell’autobus.
Ogni tanto un rumore imprevisto risonante per la via, la figura scura ed offuscata di un passante, o semplicemente il miagolio di un gatto che rovistava famelico tra cartoni fradici, la fece trasalire. Ogni volta che questo accadeva, Terry si arrestava improvvisa, portandosi una mano al petto, trattenendo bloccato il respiro. Poi, con ansia, riprendeva celere il passo.
Con un tremito nel cuore raggiunse Piazza Grandi. 
La nebbia in questo punto le sembrava ancora più fitta e densa: si spostava leggera come fumo per andare a compattarsi più saldamente in alcuni punti, quasi fosse una massa viva. Percepiva la netta sensazione di muoversi tra lastre opache, che come lame fendevano lo spazio intorno a lei e, incastrandosi tra loro, formavano un percorso intricato. C’era qualcosa nella nebbia che l’aveva sempre spaventata. 




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