Cieli di Parole

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03 gennaio 2011

Come rubare il mestiere a un commissario, pur non essendo un'addetta ai lavori

Una giovane giornalista italiana alle prese con un mistero francese

di Iole Natoli

Un’insolita commistione tra il giallo, il racconto d’avventure e la narrazione umoristica forma la gradevolissima cifra di Chi dà il nome agli uragani, secondo libro di Laura Campiglio, pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Al centro una giovane giornalista precaria, in fuga dai suoi problemi di vita in terra italiana, che si ritrova investita dal suo quasi ex capo del compito d’indagare nell’ambiente in cui ha appena cercato l’evasione, la splendida Ville Lumière che spesso l’accoglie.
Potremmo definire la nostra simpaticissima Bastiglia una detective per caso, se il personaggio non fosse già venuto alla ribalta con Invece Linda, pubblicato nel 2007. È pertanto una vocazione all’indagine quella che serpeggia inesausta nelle vene dell’intraprendente ventiduenne lombarda, incanalando nella ricerca sul crimine la scoppiettante intelligenza di Linda-Laura, che gioca a ping pong col linguaggio, confermandosi ancora campionessa.
Ecco dunque la giovane e sfigata giornalista, inizialmente intenzionata a licenziarsi in tronco dal quotidiano di serie B La Fazione, per cui scrive deprimenti articoletti di banalissima cronaca locale, infiltrarsi con sprezzo del pericolo tra un gruppo di studenti parigini, mentre cerca una risposta plausibile alla domanda del caporedattore, non disposto a mollare la cronista, casualmente e insperabilmente presente sullo scenario cittadino del crimine, che annovera anche una vittima italiana. Chi, senza alcun motivo evidente, falcia vite nella rete metropolitana di Parigi, spingendo ignari passanti sotto i treni? Cosa candida a un destino di morte persone apparentemente prive di una caratteristica indiziaria comune? Chi è o cosa si nasconde dietro il serial killer del métro?
Scoprire “chi dà il nome agli uragani” - quesito che lo stesso criminale si pone, nel tentativo di comprendere sé e il mondo con cui è in rapporto conflittuale - è metaforicamente individuare la matrice remota dei delitti, coglierne e renderne intelligibile la genesi, dare paradossale concretezza all’accadimento reale del fenomeno, come la nominazione fa sì che gli uragani, oltre a distruggere fisicamente un luogo, godano di una rappresentazione linguistica che li rende univocamente individuabili dall’intera comunità dei viventi. Una matrice non necessariamente logica, in omaggio all’effetto farfalla, secondo cui “il battito d’ali di una farfalla in Brasile, a seguito di una catena di eventi, può provocare un uragano in Texas”.
In questo caso, in una comunità parigina impaurita, colpita nel suo sistema di trasporti. E ciò potrebbe forse funzionare da involontaria pubblicità negativa, se non fosse ampiamente compensato dalle splendide pennellate su Parigi, che la Campiglio decisamente non lesina, innamorata com’è della città in cui trascorre buona parte dell’anno, da quando ha sposato un francese, professore presso un’università parigina, esattamente come un personaggio del libro.

Laura Campiglio, CHI DÀ IL NOME AGLI URAGANI, Dario Flaccovio Editore, Collana Gialloteca, 2010, Pagine 296, € 13,00, ISBN 978-88-7758-921-7.


 ©Iole Natoli
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